| Le lunghe liti, la cura
posta dai nobili ferraresi per accattivarsi e mantenersi nelle grazie degli arcivescovi
ravennati onde ottenere investiture dei suoi terreni, il minuto frazionamento della
proprietà terriera, le numerose petizioni e concessioni "ad laborandum",
mostrano Copparo come centro agricolo assai cospicuo dell’antico territorio, che
primeggia ancora nel censimento del 1431 dove appare con la più vasta superficie seminata
a frumento ed orzo. Il paese è ricordato nella Statuta Ferrariae del 1287 come
"Coparius" per le incombenze spettanti a quei lontani copparesi nel cavamento
della fossa detta "de Preta". Molti e precisi richiami sparsi in antichissimi
documenti fanno pensare (è ancora il Balboni che scrive) a un luogo sotto certi aspetti
assai noto quale riserva di caccia.
Che fosse una zona adatta alle battute, come suppone quello storico, è
provato dalla memoria di un turrito castello ivi esistente costruito dagli Estensi più
per esercitazioni venatorie che per integrare il sistema difensivo del loro Ducato:
Nicolò d’Este e il duca Borso vi si recavano seguiti dalla loro splendida corte.
Durante la guerra del 1482 i veneziani "menonno via bestiame per ducati duemila et
meseno susso il palazzo de Coparo (lo stendardo di) Sancto Marchio".
Così il diario di quell’anno dell’Anonimo Ferrarese. |