La separazione di ruolo tra dirigenti e amministratori
funziona se produce più risultati equi per tutti i cittadini
Come cambia la Pubblica Amministrazione
di Gastone Ave
Nel dibattito sul governo locale in Italia si da molto spazio alla separazione tra
funzioni direttive e funzioni di rappresentanza politica. Sul tema vi sono le opinioni
più diverse. La diversità nasce dai differenti modi possibili di guardare allo stesso
problema. Quello che spesso manca è l'indicazione del punto di osservazione che si assume
in partenza. In generale, le opinioni sono inspirate da due orientamenti di fondo.
Nel primo, le funzioni dirigenziali degli enti locali devono essere definite con procedure
concorsuali perché, si pensa, sono le uniche a garantire l'imparzialità del giudizio e
la scelta del migliore candidato. Ciò dovrebbe valere anche per la scelta del direttore
generale, evidentemente visto come un impiegato pubblico qualsiasi.
Due punti di vista
Questo modo di vedere le cose è spesso frutto di una cultura amministrativa-giuridica
astratta, capace di spaccare il capello in quattro sulla correttezza delle procedure, ma
cieca di fronte alle finalità del processo di governo locale e sorda rispetto a ogni
esigenza non esplicitamente prevista dalle norme. In questa ottica la dirigenza pubblica
è di fatto intesa come una corporazione che agisce in primo luogo per i propri interessi.
Il pubblico impiego non può essere ridotto a una setta i cui gran sacerdoti sono preposti
a concedere l'ingresso solo agli adepti di provata avversità verso obiettivi e risultati,
accertata e nobilitata tramite il rito del concorso, svolto mediante procedure che
premiano i titoli formali rispetto alle capacità reali.
La dirigenza pubblica è in via di lenta ma inesorabile trasformazione. Si va verso la
costituzione di una normale categoria professionale, dotata di saperi specialistici,
pronta a rispondere dei suoi risultati al datore di lavoro che passa lo stipendio. Il
concetto di "imparzialità di giudizio" va bene se si tratta di distribuire un
numero limitato di pacchi dono a un grande numero di bambini tutti egualmente meritevoli.
Il lavoro nelle amministrazioni pubbliche non dovrebbe più essere inteso come un regalo
da fare a pochi tra i tanti pretendenti. Almeno per i livelli dirigenziali, il lavoro nel
pubblico non dovrebbe più essere inteso come il "posto" per la vita, ma come
una occasione tra le altre per applicare conoscenze professionali di utilità pubblica.
La separazione dei ruoli
Nel secondo filone di pensiero, si osserva che i rappresentanti delle amministrazioni
locali sono, in genere, concordi nel separare il loro ruolo di indirizzo dai compiti
gestionali affidati ai dirigenti e al direttore generale, per cui gli amministratori non
hanno più formalmente alcuna responsabilità gestionale sui singoli progetti. In questa
situazione, uno degli strumenti operativi per attuare le scelte politiche diventa la
nomina diretta (senza alcun concorso) del direttore generale, la scelta di nuovi dirigenti
e l'influenza sugli avanzamenti di carriera di quelli già in servizio. In quest'ottica,
l'inamovibilità dei dirigenti è vista come una delle ragioni principali
dell'inefficienza di un ente locale.
In nessuno dei due casi emerge la domanda forse più rilevante: per la popolazione di un
dato comune: qual è la differenza se emerge una tesi piuttosto che l'altra? Il metro di
giudizio per le scelte di fondo di una amministrazione non può che essere la fonte stessa
del potere che gli amministratori locali esercitano (esercitano, non posseggono). Tale
fonte è la legittimazione popolare. Occorre quindi stabilire quale sia l'impatto positivo
o negativo sui cittadini di una o dell'altra forma di organizzazione del governo locale.
L'inamovibilità dei dirigenti può essere garanzia di autonomia di giudizio e di maggiore
impegno, se comprende anche sanzioni e incentivi. Questi ultimi devono essere erogati anno
per anno, in rapporto alla attuazione del programma dell'amministrazione esplicitato nel
PEG, negli obiettivi dei piani di settore, in coerenza con l'eventuale piano strategico
del territorio in cui è inserito l'ente locale in questione.
Servire al meglio i cittadini
L'oggetto dell'attenzione non deve essere una preoccupazione interna alla struttura (che
cosa è meglio per gli impiegati, dirigenti e amministratore generale), quanto sapere se i
cittadini sono meglio serviti in un modo o nell'altro. La divisione di ruolo tra
amministratori eletti e dirigenza degli enti locali è un passo in avanti verso un governo
locale più rispondente alle domande dei cittadini tramite una azione amministrativa
orientata dai risultati del processo, laddove i "risultati" sono giudicati per
quanto possibile con il metro esterno dell'utente finale e non con quello interno del
dipendente pubblico.
Procedure
e risultati
L'azione amministrativa deve quindi cessare di essere guidata dalla correttezza formale
delle procedure, ma questo è solo il primo passo. Contano i risultati, ovvero gli esiti
finali per gli utenti finali del processo di governo locale. La separazione dei ruoli tra
amministratori e dirigenti è utile a questo processo, così come la scelta diretta del
direttore generale da parte del sindaco. Gli amministratori si possono così concentrare
sulla definizione delle politiche da seguire per meglio rispondere ai cittadini, mentre i
dirigenti hanno tutta l'autonomia e la responsabilità per attuare al meglio i progetti
che traducono in pratica le politiche. Per ottenere più risultati e più equità
nell'accesso ai benefici prodotti, occorre il coinvolgimento di tutte le persone che
entrano nei processi decisionali e nella catena di realizzazione dei progetti. Serve anche
il richiamo costante agli obiettivi iniziali dei progetti condivisi. Tutte cose
impossibili da farsi se le amministrazioni (intese come l'insieme dei dipendenti,
dirigenti e membri della giunta e del consiglio comunale), non si liberano ogni giorno di
una certa tradizione amministrativa che riduce l'esercizio del governo locale
all'applicazione passiva delle norme.
Gastone Ave - Ricercatore di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università di Ferrara.
Iniziati i lavori allo storico teatro
Teatro De Micheli
Il restauro restituirà alla città un importante luogo di cultura
(prima parte)
La riapertura del Teatro De Micheli
La decisione del Comune di Copparo di ristrutturare e riaprire il Teatro De Micheli è un
fatto di straordinaria importanza per la città, per i copparesi e per la comunità del
territorio dell'ex Mandamento.
Il restauro e la riattivazione del teatro, infatti, restituiranno lustro urbanistico e
architettonico alla città, ma soprattutto doneranno all'intera cittadinanza un
"luogo", che diventerà un simbolo riconoscibile di identità e appartenenza
culturale.
Teatro significa incontro, confronto, aggregazione, scambio, ospitalità: tutti elementi
che contribuiscono alla crescita civile, sociale e culturale di una comunità e che
troveranno finalmente una casa nell'edificio che affaccia sulla Piazza del Popolo.
Con le sue programmazioni, il teatro pubblico di Copparo andrà ad arricchire il variegato
panorama teatrale regionale, favorendo un'equilibrata distribuzione dell'offerta di
spettacolo sul territorio e partecipando ad un auspicabile aumento del numero degli
spettatori. Infine costituirà un rilevante fattore di sviluppo economico del territorio,
che lo renderà maggiormente competitivo sul piano regionale.
L'Associazione Teatrale Emilia Romagna esprime grande soddisfazione per l'impegno che
l'Amministrazione copparese sta dimostrando in questa importante operazione ed è lieta di
annoverarla tra i suoi soci storici.
Maurizio Roi, Presidente dell'Associazione Teatrale Emilia Romagna
Il teatro De Micheli, il nostro teatro cittadino, riapre i battenti. Per il momento
all'impresa edile, la cooperativa Cles di Stienta (Rovigo), incaricata della
ristrutturazione, ma da lì si deve cominciare perché fra circa due anni il teatro possa
ritornare a ospitare spettacoli e iniziative quanto mai importanti e vitali per la
qualità della vita di una città e di chi la abita.
Nei tre numeri di quest'anno di "Copparo" racconteremo a puntate un po' di cose
del "De Micheli", la storia innanzi tutto, le vecchie foto del teatro com'era,
qualche curiosità. Poi alcune indicazioni sul progetto realizzato dall'architetto Ettore
Vio, "proto" della Basilica di San Marco a Venezia, ovvero l'architetto
responsabile della manutenzione del più importante monumento di Venezia.
La storia
di Angela Pampolini
Il "politeama" De Micheli nacque per iniziativa privata all'inizio del
Novecento.
Nel 1908 Enrico De Micheli acquistò una porzione di suolo pubblico sulla piazza Vittorio
Emanuele II°, sulla quale edificò la propria abitazione con annessa sala teatrale,
dotata di galleria sostenuta da colonne interamente di legno e platea libera, con panche
sistemabili all'occorrenza.
La realizzazione della "piccola sala" veniva a colmare l'assenza, più volte
lamentata sui giornali dell'epoca, di un ambiente idoneo a diversi generi di spettacolo,
ponendosi fin dalle origini come istituzione privilegiata per esaudire la crescente
domanda culturale e ricreativa tanto della comunità copparese quanto delle zone
limitrofe, da sempre carenti di strutture teatrali.
L'inaugurazione ufficiale del politeama De Micheli avvenne il 22 maggio 1909 con il
Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, all'insegna della più accreditata tradizione
musicale dell'Ottocento italiano.
Il repertorio offerto dal teatro, spaziando dall'opera al cinema, alle recite
comico-dialettali ferraresi (talvolta parafrasi dialettali di commedie goldoniane), a
spettacoli di varietà e di beneficenza era, fin dal primo decennio, vario e multiforme.
Più volte significativamente documentato nell'attività del teatro anche Oreste Marchesi,
il versatile poeta musicista pittore copparese.
La sala divenne tra l'altro luogo istituzionalmente delegato ad ospitare funzioni
pubbliche e di rappresentanza dell'Amministrazione Comunale, nonché luogo a disposizione
delle autorità politiche locali.
Nel 1921, tuttavia, non doveva essere in buone condizioni se "Il Resto del Carlino
della Sera" alla data del 31 dicembre recitava: "
Il teatro De Micheli
costituito da una sala disadorna e ridotta in quest'ultimo tempo in pessimo stato, non
può considerarsi luogo adatto per qualche spettacolo, sia pure modesto
".
A causa della seria precarietà della struttura, nel 1923 il proprietario intraprese con
decisione un vero e proprio rifacimento, che portò il teatro alla configurazione attuale.
Autore del progetto fu l'ingegnere ferrarese Mario Chinarelli, che ricopriva il ruolo di
ingegnere capo presso il Comune di Copparo; il progetto originale, visibilmente modificato
durante la realizzazione, è stato esposto alla mostra sul Teatro De Micheli organizzata
nel Settembre Copparese del 2000.
La trasformazione della sala fu accolta con favore sia dalla commissione di vigilanza sui
teatri, sia dalla locale Amministrazione. Nel luglio del 1923 Enrico De Micheli chiese
alla stessa Amministrazione Comunale la concessione di un'area di terreno per allargare il
palcoscenico, concessione che avvenne senza esitazioni, considerando i vantaggi,
"senza alcun aggravio economico per la pubblica Azienda" che la presenza di un
teatro moderno significava per Copparo, capoluogo del Mandamento con una popolazione che
raggiungeva i 24.000 abitanti circa.
Dal punto di vista architettonico il De Micheli si pone come buon esempio di edilizia
teatrale primonovecentesca, con una funzionale distribuzione degli spazi (un ampio
palcoscenico lo rende adatto a tutti i tipi di spettacolo) e degli ambienti di servizio.
Moderatamente ascrivibile all'area stilistica del liberty, la sua originalità si ravvisa
soprattutto nei due ordini di balconate con andamento ad U e nell'apparato decorativo
degli stucchi che ornano la sala.
La stagione del 1924, tesa a rilanciare il rinnovato teatro, fu davvero eccezionale per
quantità di rappresentazioni.
Con la definitiva sistemazione dello stabile, che da allora non ha più subito interventi
di rilievo, inizia per il cinema-teatro De Micheli un lungo periodo scandito da stagioni
teatrali e cinematografiche regolari.
La chiusura definitiva avvenne, come è noto, nei primi anni Settanta, in seguito alla
costruzione del cinema Arcobaleno da parte dello stesso proprietario Arrigo De Micheli.
Già recensito nel catalogo della mostra "Teatri Storici in Emilia Romagna",
promossa nel 1982 dall'Istituto per i beni culturali della regione Emilia Romagna, il
teatro De Micheli viene acquistato nel 1989 dall'Amministrazione Comunale di Copparo.
Angela Pampolini - docente di storia dell'arte, Liceo Ariosto, Ferrara
Relazione generale architettonica
architetto Ettore Vio - capogruppo
PREMESSA
Il Comune di Copparo ha indetto nell'agosto 2000 un bando di concorso per l'assegnazione
dei servizi di progettazione e direzione lavori della ristrutturazione del Teatro ex De
Micheli.
1. Il cinema-teatro ex De Micheli è sito nella piazza del Popolo, centro della vita
Economica e sociale di tutto il Comune, all'angolo con via Fiorini.
Il fabbricato risulta costruito nel 1923 circa e rimase in attività, alla fine come
cinema, fino al 1970, quando le rilevanti spese necessarie per la messa a norma e per le
manutenzioni straordinarie necessarie a contrastare il crescente degrado, spinsero la
proprietà a chiudere l'esercizio.
L'edificio acquistato recentemente dal Comune è stato vincolato (art. 5 del Decreto
Legislativo 490/99) dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di
Ravenna come risulta dalla certificazione allegata alla nota prot. n. 10482 del
12/07/2000.
Per impedire l'ulteriore degrado a causa delle infiltrazioni di acque meteoriche, è stato
eseguito di recente, un intervento di ristrutturazione di parte del manto di copertura del
tetto che non ha determinato modifiche della configurazione originaria delle falde e delle
quote di gronda e di colmo.
Il teatro è caratterizzato da platea con due ordini di palchi superiori (ridotto e
Barcaccia) ed il palco è dotato di golfo mistico e graticcio di legno per l'impiego delle
scenografie.
La platea è contornata ai lati da palchetti sopraelevati di alcuni gradini e i paramenti
murari sono arricchiti da decori in stucco tipici dell'epoca e dell'area geografica,
facendo parte di una serie di strutture di tale tipo sorte in più parti dell'Emilia
Romagna.
Il teatro ha significato per la cittadina di Copparo il riferimento principale
dell'attività sociale e culturale di gran parte del XX° secolo.
Compagnie di prosa, avanspettacolo e musicali, nel periodo fra le due guerre e
nell'immediato dopoguerra, hanno calcato il suo palcoscenico, fino a quando, in epoca più
recente, venne trasformato in cinema.
2. L'intervento di restauro e di ristrutturazione del teatro, costituisce oggi una
occasione irripetibile per ridare al centro cittadino, attraverso questo strumento, quella
valenza di polo culturale e di aggregazione di cui si sente la necessità.
PROGETTO
Il progetto è improntato al recupero dei valori di base culturale che caratterizzano
l'immobile. In particolare oltre all'assetto e alla conformazione della macchina teatrale
dei suoi: palco, platea, palchetti laterali, prima e seconda galleria, punta a valorizzare
la decorazione che ne nobilita le superfici, i serramenti e tutti gli elementi in qualche
modo significativi dell'immobile. Naturalmente il teatro sarà rispondente a tutte le
normative in materia di impianti, di sicurezza antincendio, completo delle vie di fuga
prescritte. Speciale attenzione verrà posta alla visibilità del palco da tutti i posti a
sedere e all'acustica. (1 - continua)
CARATTERISTICHE GENERALI DISTRIBUTIVE
Le caratteristiche distributive vengono analizzate nei diversi livelli del teatro.
Al piano terra a destra e a sinistra dell'atrio centrale, sono ubicati: a destra la
biglietteria e il guardaroba e a sinistra il bar. Quest'ultimo è arredato con mobili
progettati all'epoca della realizzazione e tuttora in buono stato di conservazione.
Dall'atrio d'ingresso si accede direttamente alla platea.
Sempre dall'ingresso si accede alle due scale che conducono alla prima e alla seconda
galleria. La scala ovest collega al primo e al secondo livello direttamente i palchi
attraverso un corridoio. Dalla scala si accede anche al ridotto posto a primo piano sopra
l'ingresso, e occupa tutta l'ampiezza dei locali a disposizione. La scala est collega i
palchi del primo e del secondo livello ed è aperta verso gli uffici, ricavati a secondo
piano del corpo a nord.
Nella sistemazione degli spazi di connessione tra scale a primo e secondo Ordine di
palchi, si è mantenuto sul lato ovest la dimensione ridotta del Progetto originario,
mentre sul lato est si è potuto ampliare il corridoio di Collegamento, rendendolo
conforme alle normative. Inoltre si sono ricavati, sia a piano terra che a primo piano e
secondo piano, i servizi igienico sanitari per gli spettatori e il personale.
PLATEA
La platea, parzialmente disposta sotto la prima galleria, è stata studiata con la
distribuzione dei posti, nel rispetto normativa vigente, per garantire ampi spazi
distributivi attorno ai due gruppi di file. Quello a nord è composto da tre file di
dodici posti l'una e una da dodici, per un totale di 51 posti e da cinque file da dodici
posti per un totale di 60. Quella a sud da otto file di quattordici posti per un totale di
112 e da una fila di 13 posti. Complessivamente in platea saranno ospitati 236 spettatori.
Le due file anteriori e parte della terza sono rimovibili nelle occasioni in cui il teatro
viene utilizzato per concerti o per rappresentazioni liriche e si scopre il golfo mistico.
La platea ha come possibilità di uscite sette porte tre sul lato ovest connesse
direttamente alle uscite di sicurezza su via Fiorini, una centrale verso nord e l'atrio di
ingresso, le altre tre sul lato est collegate pure esse all'atrio di ingresso.
Per il superamento delle barriere architettoniche, gli accessi all'atrio di ingresso alla
platea e al corridoio est verso i servizi, compreso quello per disabili, non hanno scalini
ma esclusivamente raccordi con pendenze non superiori all'8%. In platea sono ricavati due
posti per disabili, in allineamento con le uscite di sicurezza laterali.
PALCHI E GALLERIE
I palchi sono distribuiti su tre livelli, un livello sopraelevato di 68 cm. Rispetto al
piano platea. Sono ricavati sul lato ovest 5 palchetti con un accesso di collegamento tra
platea e corridoio a mezzo 4 scalini che portano dalla quota platea a quella del palco. I
palchi sono raggruppati a due a due e ospitano 8 spettatori per ciascun gruppo. Il quinto
palchetto ricavato a ridosso del boccascena, ospita solo 2 spettatori. Complessivamente
nel lato ovest trovano posto 18 spettatori. Sul lato est la conformazione dei palchi è
identica all'ovest, uguale è pure il numero dei posti , ma manca la suddivisione in due
palchetti maggiori. La divisione del caso può essere riproposta.
Complessivamente al piano platea nei palchi vengono ospitati 36 spettatori.
Un secondo livello si ha in corrispondenza del primo piano, in cui le zone
"palco" sono suddivise secondo la struttura portante, ma con differenze dovute
alle esigenze di sicurezza. Trovano posto a ovest 25 spettatori, mentre a est per il
restringimento dei palchi avvenuto per il passaggio alla scala di sicurezza trovano posto
24 persone, complessivamente 49 posti.
Un terzo livello di palchi in corrispondenza del secondo piano, dove non c'è più
divisione tra palchi, ma semplicemente una barriera, posta in corrispondenza dei pilastri,
che impedisce lo spostamento degli spettatori lungo il parapetto. Le sedie sono disposte
in numero uguale sui due lati e sommano in totale a 48.
Le gallerie sono racchiuse nella parte nord del piano primo e secondo. I posti sono
distribuiti su più livelli, riveduti rispetto agli attuali in modo da favorire la
visibilità.
Al primo piano la galleria ospita 52 spettatori. Complessivamente al primo piano tra
palchi e gallerie sono dislocati 101 posti.
Al secondo piano la galleria ospita 75 spettatori. Complessivamente al secondo piano tra
palchi e gallerie sono dislocati 123 posti.
In totale nel teatro trovano posto 496 spettatori
PALCOSCENICO
Il palcoscenico con il pavimento in legno, posto su moralli ancorati su cemento armato,
viene dotato di tecnologie richieste per l'illuminazione e la movimentazione delle
scenografie. Nello studio della visibilità da parte degli spettatori si propone una
maggiore sopraelevazione e inclinazione del palco, che viene innalzato rispetto l'attuale,
nella parete di fondo di circa 20 cm..
SOTTOPALCO E GOLFO MISTICO
Il sottopalco viene completamente rimaneggiato rispetto l'esistente pur mantenendo la
quota di -1,07 m. rispetto allo O del marciapiede. La proposta è di avere un ampio locale
di sottopalco di oltre 60 mq. in diretta connessione con il golfo mistico, che rispetto
all'attuale assume la caratteristica forma arcuata e che è collegato con il golfo mistico
per consentire la movimentazione di musicanti, comparse e altro personale impegnato nelle
rappresentazioni, sia nel golfo mistico che nel palco, al quale si può accedere con la
scala di sicurezza e servizio posta sul lato ovest. Può essere considerata secondo
esigenze da approfondire con i responsabile della gestione teatrale, una zona al centro
del palco nella quale il solaio sia realizzato esclusivamente in legno e possa essere
movimentato con opportuni meccanismi.
A sud del muro meridionale del camerine sono ricavati 3 locali, uno per centrale elettrica
del complesso, quello al centro per locale pompe antincendio e l'altro in confine con il
magazzino esistente destinato pure a magazzino, con il quale potrà essere eventualmente
collegato pur avendo quote differenti. Per accedere a questi locali è prevista lungo la
parete una scaletta di discesa.
CONSOLIDAMENTI
Uno degli aspetti rilevanti del restauro degli edifici storici è dato dal
consolidamento dei materiali che li compongono.
Il problema riguarda sia gli aspetti di sostituzione dei materiali deteriorati sia quelli
del loro consolidamento quanto possibile. Fin dagli inizi dell'ottocento, la conservazione
anche materiali del patrimonio edilizio ereditato, riguardava quasi esclusivamente quelle
componenti che avessero carattere di eccezionalità: statue, cornici, rivestimenti
marmorei rari, elementi metallici o lignei, contenenti componenti lavorazioni ritenute
irripetibili. E' John Ruskin che richiama l'attenzione non sulle componenti del manufatto
antico ma sull'intero organismo architettonico considerato nella sua integrità come un
fatto compiuto e irripetibili in ci è presente "l'anima" del tempo in cui fu
realizzato. Il monumento comprende specifiche tecniche di lavorazione irripetibili modi di
progettazione, che sfuggono per gli aspetti particolari, tramandati solo oralmente nella
pratica di cantiere e per tutto ciò è degno del rispetto di conservazione. Tuttavia
negli anni si è andato mano a mano trasferendo il concetto di organismo architettonico e
di irripetibilità della testimonianza costruttiva ad episodi costruttivi di sempre minore
rilevanza, riconoscendo nel tessuto stesso della città storica l'elemento connettivo
antico sul quale sbocciano e vivono i monumenti di maggior significato.
In sostanza nell'ottocento certi materiali e idee tecniche continuavano ad esistere
secondo antiche tradizioni ora anche esse stanno definitivamente scomparendo, se non
venissero coltivate in aree esclusivamente rivolte alla conservazione del patrimonio
antico. Una volta il dibattito era se convenisse mantenere o sostituire un
pezzo di architettura, oggi il dibattito è ancora lo stesso, ma è rivolto agli aspetti
più comuni della costruzione antica e il tema è divenuto quello come consolidare e
conservare, anziché se del farlo.
Certamente le parti completamente distrutte o irreparabilmente deteriorate, non
possono che venire sostituite. In questo caso la componente progettuale deve essere
nell'insieme moderna, ma rispettosa e sensibile verso la testimonianza antica.
E' un linguaggio del nostro tempo che "dialoga" con il proprio passato
assumendolo come eredità viva nel presente.
Il teatro di Copparo è elemento costitutivo del tessuto minore dell'area centrale della
cittadina, ma è connotato da alcune peculiarità, che lo fanno con evidenza elemento
speciale del tessuto stesso.
Una intelligente progettazione si rileva dalla distribuzione di barcacce, palchi e
gallerie, come pure nei dettagli delle porte e nella decorazione "art decò"
della sala
e del boccascena che vivacizzano e testimoniano un recente passato che merita di
essere valorizzato, anche per i breve periodo in cui si sviluppò e per le poco
numerosi esempi rimasti.
Il progetto prevede il consolidamento di strutture lignee della copertura, delle
Strutture metalliche, dei solai misti a voltine di laterizio, il recupero dei serramenti,
per quanto possibile, e della loro ferramenta.
La decorazione in gesso e in legno dipinto è tutta recuperabile.
Il progetto prevede inoltre la verifica puntuale della decorazione con la ricerca
estesa alle superfici intonacate interne ed esterne, di eventuali tracce di decorazione
e di colori utile ad orientare, in accordo con la Soprintendenza, le scelte relative.
Ne dovrebbe risultare un teatro adeguato sotto il profilo normativo, per garantire
servizi e sicurezza oggi ritenuti indispensabili, in cui tuttavia rivivranno i segni di
un passato recente, ma vivo nella memoria della comunità locale.
ATTREZZATURE DI SCENA
Il palco, il sottopalco, i camerini, e il golfo mistico, costituiscono un insieme
Separato e strettamente collegato alla platea, alle barcacce e alle gallerie. Il sistema
scenico vive in funzione della rappresentazione e dotata di propri accessi per
l'arrivo dei materiali e per l'entrata degli attori e di proprie uscite di sicurezza. Il
il sottopalco è costituito da un'ampia sala (oltre 60 mq.) collega direttamente al
golfo mistico e alla scena. Nella sala trovano posto gli orchestrali con i loro
strumenti e le comparse. I quattro camerini sovrapposti collegati tramite scala di
sicurezza direttamente alla scena, sono tutti dotati di servizio igienico sanitario.
La scena è completata al di sopra del boccascena di una "graticcia" in metallo
Recato e forato attraverso al quale si comandano le scenografie, tre per lato, il
fondale e i velari, che impediscono la visione dal basso della graticcia.
L'illuminazione, applicata ad una trave reticolare (americana), sostenuta da
Paranchi motorizzati posti al di sopra della graticcia è realizzata con più proiettori e
Può essere raddoppiata con una seconda trave.
Altri proiettori per l'illuminazione vengono posti nei palchi più vicini al
boccascena.
Al secondo livello delle gallerie, nello spazio in passato utilizzato per cabina di
proiezione cinematografica, viene collocata la regia delle luci.
Una particolare cura è stata posta nell'illuminazione della scala, dei palchi e delle
gallerie, utilizzando prodotti si serie di elevata qualità e "design".
Incubatore per nuove imprese
Uno strumento a sostegno del cambiamento
di Caterina Brancaleoni
Sipro ha realizzato in collaborazione con il Comune di Copparo, grazie ai fondi
strutturali Obiettivo 2 1997-1999, il secondo incubatore per nuove imprese sul territorio
di Copparo. Il primo, il cosidetto Incubatore Meccanico, è stato frutto di un processo di
"Spin Off" (Gemmazione di Impresa) costituito con Berco SpA nel 1996 e che ha
portato alla realizzazione di una nuova impresa meccanica, la LMC, tuttora attiva.
Ma che cosa è esattamente un incubatore?
L'incubatore è uno spazio attrezzato che favorisce la nascita e la crescita di
nuove imprese attraverso l'erogazione di strutture e servizi a prezzi agevolati, inferiori
a quelli di mercato; una sorta di "ambiente protetto" che mira a favorire quei
processi di consolidamento di nuove imprese altrimenti molto più difficili da
raggiungere, soprattutto in territori dove lo spirito e la cultura all'imprenditorialità
sono meno diffusi che nel resto della nostra regione e dove la mortalità di imprese è
più frequente.
Attraverso queste strutture quindi si accompagnano, spesso con la collaborazione delle
associazioni di categoria e delle Università, i nuovi imprenditori verso un
consolidamento graduale delle loro attività di mercato. La collaborazione con soggetti
istituzionali consente anche di dare origine ad incubatori tematici (vi si possono
insediare imprese di settori specifici pre-identificati) o strettamente collegati ad
attività di ricerca tipicamente universitarie (farmaceutica, settori innovativi ecc.).
Questo metodo viene considerato efficace per creare nuovi lavori e nuove attività di
produzione e di servizio e si è andato sviluppando all'inizio degli anni '80 negli Stati
Uniti, diffondendosi rapidamente in Italia ed in Europa. Oggi si contano a centinaia le
esperienze di incubazione di impresa diffuse in tutto il mondo dalle Americhe all'Europa,
fino all'Asia.
La rete degli incubatori nella provincia di Ferrara
Il nuovo incubatore di Copparo fa parte di una rete provinciale di incubatori che
si sviluppa anche sui territori di Ferrara, Ro Ferrarese e Ostellato per un'offerta
complessiva di 6000 metri quadrati coperti.
L'accesso alle strutture è stato regolato in una prima fase da un bando pubblico
nazionale aperto a tutte le nuove imprese, costituende o già costituite, con almeno due
anni e mezzo di vita, in grado di presentare un piano di impresa valido sia economicamente
che finanziariamente, che evidenziasse chiaramente gli obiettivi di crescita dell'impresa
nei tre anni successivi all'insediamento. In seguito si è passati alla selezione dei
progetti di impresa ed infine è stata redatta una graduatoria che ha sancito chi tra i
richiedenti aveva caratteristiche maggiormente rispondenti ai requisiti e quindi priorità
nell'accesso alla struttura. Questo processo di selezione è stato completato nel mese di
gennaio 2002.
Le nuove imprese insediate rimarranno inserite nell'incubatore per un periodo di tempo
definito (normalmente tre anni, rinnovabili previo accordo con il gestore) e
successivamente, una volta cresciute e sviluppatesi, dovranno lasciare lo spazio ad altri
soggetti che necessitano dello stesso accompagnamento e della stessa assistenza.
La struttura di Copparo
La struttura è situata all'interno della nuova area industriale di via
Primicello e propone, oltre agli spazi disponibili per l'attività delle imprese, un
centro servizi fruibile in un prossimo futuro anche da aziende produttive o di servizio
dell'area copparese.
La struttura, inaugurata a Settembre 2001, offre 12 moduli tra loro diversificati, che
vanno dai 33 ai 165 mq, cui è abbinato un centro servizi con spazi dedicati alla
reception, all'incontro con i clienti, alla formazione, alla convegnistica, alla
consulenza.
La predisposizione di aree attrezzate, come quella di Copparo, può essere una risposta
logistica di qualità alle attività emergenti della provincia di Ferrara legate alla
cosiddetta "New Economy" ma anche alle più tradizionali lavorazioni artigiane e
industriali.
In questa logica di sostegno reale alle nuove imprese si inquadra anche la possibilità di
poter usufruire, da parte delle nuove imprese che si insedieranno nella struttura fino al
2006, di incentivi finanziari dell'Unione Europea in relazione ai loro investimenti in
macchine e/o attrezzature e più in generale in attività che ne potenzino la capacità
competitiva.
Per favorire l'accesso ai finanziamenti, in collaborazione con le Associazioni di
categoria, SIPRO presterà i propri servizi di animazione economica e orientamento alle
imprese, così come aveva già fatto per le piccole imprese nella prima fase
dell'Obiettivo 2, cercando di agevolare le pratiche più innovative, in termini di
investimento, rispetto ad un tessuto produttivo fatto ancora nella maggior parte dei casi
di imprese artigianali legate ad attività più tradizionali di produzione manifatturiera.
L'innovazione di processo e di prodotto è stato uno dei fattori che hanno guidato la
progettazione della metà degli spazi dell'incubatore, riservati proprio ad imprese ad
alto contenuto tecnologico.
Le imprese dell'incubatore di Copparo
Le tipologie di imprese che hanno fino ad ora fatto domanda per entrare nella
struttura sono legate ai settori dell'informatica e delle sue varie applicazioni, dalla
grafica all'elettrotecnica, fino a quella della progettazione architettonica.
Inoltre si sta lavorando affinché a fianco di imprese nate da logiche più tradizionali,
si aggiungano una o più imprese operanti nel settore delle bonifiche ambientali, frutto
di un cosiddetto "Spin-off accademico", cioè la diretta conseguenza di ricerche
condotte dentro l'Università da un gruppo di ricercatori che poi trasformano il
"know how" accademico in attività di impresa direttamente impiegabili sul
territorio.
L'inizio attività delle imprese presso l'incubatore è prevista per il mese di maggio
2002 ed è facile prevedere, visto l'andamento delle richieste per entrare nell'area
attrezzata, che entro i primi mesi del 2003 la struttura sarà completamente saturata di
presenze.
A chi rivolgersi
Per avere più informazioni sull'incubatore di Copparo e sull'intera rete
provinciale, potete contattare:
SIPRO SpA, Dr. Diego Carrara - Ing. Gianluca Bortolotti, Galleria Matteotti, 11 Ferrara
Tel 0532.769073 o Fax 0532769661 o E-mail: info@siprospa.it
SIPRO potrà anche fornire informazioni sugli incentivi previsti dai finanziamenti
dell'Unione Europea per l'area Obiettivo 2
Caterina Brancaleoni - Responsabile Servizio Promozione Economica e Territoriale
Sipro spa
Non è argomento di queste pagine parlare di libri, ma
il caso, o meglio l'autore ce ne offrono l'occasione.
Si tratta dell'ultimo lavoro di Patrizio Bianchi, copparese, preside della Facoltà di
Economia dell'Università di Ferrara.
Con "La rincorsa frenata - l'industria italiana dall'unità nazionale
all'unificazione europea", Bianchi ripercorre la storia dell'industria italiana dalle
sue origini ai giorni nostri.
L'eccellente capacità narrativa dell'autore ci porta a ripercorrere un pezzo di Storia
d'Italia, sicuramente fondamentale per il nostro Paese.
Nella seconda metà dell'ottocento l'industria europea diventa maggiorenne e l'Italia si
presenta in scena in seguito a una rapida unificazione politica che, rispetto ad altre
nazioni europee, non è stata sorretta né da una rivoluzione borghese, ne da una
rivoluzione industriale.
La costruzione dell'industria italiana venne fin da subito sostenuta dal nuovo stato,
protetta e sorretta anche da un sistema bancario pubblico.
L'autore ripercorre poi i diversi periodi, la guerra, il dopoguerra, la creazione
dell'Iri, il miracolo di un'Italia che ancora nel 1951 era un paese profondamente agricolo
e nel 1961 si risveglia leader industriale. E quindi lo sviluppo, la grande fabbrica, la
televisione, l'utilitaria; la contestazione studentesca e operaia, la crisi petrolifera e
industriale, ecc. tutti fattori che Bianchi indica come la fine della produzione di massa
e l'inizio di un nuovo ciclo di difficile definizione e che solo ora possiamo denominare
globalizzazione. Ed eccoci agli anni novanta, anni di profonda crisi politica, ma anche di
rilancio europeo.
Siamo arrivati ai giorni nostri, chiude Bianchi, con ancora l'apparato produttivo sempre
alla rincorsa, sempre in affanno. E in questa lunga rincorsa sempre frenata dalle
debolezze intrinseche di un apparato produttivo cresciuto senza una rivoluzione
industriale; di una borghesia affermatasi senza una rivoluzione borghese. Finita l'Iri,
privatizzato quasi l'intero sistema bancario pubblico, ci si ritrova a dover riposizionare
in mare aperto un'industria che, nonostante tutto, è rimasta governata da assetti
proprietari familiari e protetta da gelose reti collusive.
Di fronte al mare aperto, alla globalizzazione, all'allargamento dell'Unione Europea, ecco
che si riaccendono vecchie e nuove paure, che ancora una volta frenano lo sviluppo civile
del paese.
"Ma - chiude Bianchi - la storia è lunga e al momento ci troviamo solo in un'altra
stazione di transito."
PATRIZIO BIANCHI, La rincorsa frenata
il Mulino, 2002 - 340 pagine, 22 euro.
Omaggio al dominatore del Grand Prix d'Amérique
Varenne e Zenzalino
Il Capitano eletto "Cavallo dell'anno", mai prima d'ora un fuoriclasse italiano
aveva avuto questo riconoscimento
Apriamo questo primo numero del 2002 con un piccolo omaggio al copparese più famoso del
mondo, il grande Varenne.
Verenne, per quei pochi che ancora non lo sanno è nato a Copparo, precisamente
all'Allevamento Zenzalino, il 19 Maggio 1995. È stato chiamato Varenne dal nome della
strada di Parigi dove ha sede l'Ambasciata Italiana. Il padre è lo stallone americano
Waikiki Beach, la madre è la fattrice indigena Ialmaz (scomparsa di recente).
Di seguito riportiamo il curriculum dell'Allevamento, corredato da alcune foto di fattrici
e giovani puledri attualmente allevati a Zenzalino.
I campioni e il Capitano
L'Allevamento di Zenzalino nasce nel 1971 con i primi cavalli nati in quell'anno. I
cavalli nati all'allevamento dal 1971 al 2001 vincono 100 Gran Premi, e precisamente:
Zelata (1); Cupolone (73);
Zaid (2); Italia (76), Mediterraneo (76)
Zelik (1); Veneto (76)
Zimmerman (4); Città di Padova (77), Continentale (77), Vittoria
(78), Turilli (78)
Zardoz (18); Criterium Arcoveggio (77), Gran Criterium (77),
Veneto (78),
Città di Padova (79), Firenze (79), Alighieri (79), Triossi (79),
Città di Cesena (79), Continentale (79), Due Torri (79), Jegher (80),
Repubblica (80), Jegher (81), Città di Trieste (81), Australia (81),
Repubblica (82), Città di Trieste (82), Grassi (82)
Zebù (4) Città di Torino (81), Città di Padova (81), Inverno (81),
Fiera (82)
Belmez (4) Gran Criterium (81), Derby (82), Elwood Medium (82),
Giovanardi (82)
Bertuz (9) Inverno (82), Regione Campania (83), Città di Cesena (83),
Triossi (83), Continentale (83), Presidente Repubblica (83),
Grassi (84), Repubblica (84), Due Torri (84)
Donatoz (1) Giovanardi (84)
Darioz (2) Nazionale (84), Due Torri (86)
Edyz (3) Trinacria (86), San Paolo (87), Regione Siciliana (87)
Gorez (3) Cupolone (86), Allevatori (86), Mediterraneo (87)
Marioz (1) Cupolone (89)
Mirtaz (1) Criterium Veneto (87)
Robertaz (1) Criterium Veneto (83)
Ritaz (1) Criterium dei 5 anni (96)
Uniforz (10) Italia (97), Città di Napoli (97), Marche (97), Presidente
Repubblica (98), Continentale (98), Regione Siciliana (99),
Unire (99), Grassi (99), Orlandi (00), Mirafiori (00)
Vendee (1) Beatrice (98)
Varenne (41) Stabile (98), Società Terme (98), Marche (98), Marangoni
(98),
Derby (98), Città di Padova (99), Città di Torino (99), Europa (99)
Alighieri (99), Firenze (99), Triossi (99), Città di Taranto (99),
Città
Di Cesena (99), Città di Follonica (99), Regione Campania (99),
Continentale (99), Preis der Besten (99), Nazioni (99), Prix Ariste
Hemard (99), Prix Roederer (00), Olimpia Travet (00), Lotteria di
Napoli (00), Giubileo (00), Encat (00-01), Prix d'Amérique (01),
Locatelli (01), Premio Orlandi (01), Lotteria (01), Elitlopp (01),
Breader's Crown (01), Campionato del mondo di Montreal (01).
Gran Gala del Trotto Roma (02), Locatelli (02), Encat (02),
Gran Prix d'Amérique (02), Grand prix de Vitesse (02).
L'Allevamento di Zenzalino ha vinto 2 Derby (Belmez - Varenne) sogno di ogni allevatore di
cavalli. Il prodotto allevato da Zenzalino, di maggior spessore, è certamente Varenne,
che vince, ad oggi, 41 Gran Premi, tra cui il Campionato del Mondo, 2 "Grand Prix
d'Amérique" a Parigi.
Un cavallo nato in Italia non vinceva il suddetto campionato dal 1947, cioè da ben 54
anni.
Per la prima volta, nella storia, un cavallo italiano è stato eletto "Cavallo
dell'anno" negli Stati Uniti.
Grazie all'Allevamento Zenzalino che ha gentilmente fornito questi dati e concesso la
ripresa fotografica.
Come
cambia la Pubblica Amministrazione
Il Teatro
De Micheli
L'Incubatore
La
rincorsa frenata
Varenne e
Zenzalino
per scorrere l'articolo posizionare
il mouse sulle frecce