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Quadrimestrale del Comune di Copparo
Anno III numero 1/2002

La separazione di ruolo tra dirigenti e amministratori
funziona se produce più risultati equi per tutti i cittadini
Come cambia la Pubblica Amministrazione


di Gastone Ave


Nel dibattito sul governo locale in Italia si da molto spazio alla separazione tra funzioni direttive e funzioni di rappresentanza politica. Sul tema vi sono le opinioni più diverse. La diversità nasce dai differenti modi possibili di guardare allo stesso problema. Quello che spesso manca è l'indicazione del punto di osservazione che si assume in partenza. In generale, le opinioni sono inspirate da due orientamenti di fondo.

Nel primo, le funzioni dirigenziali degli enti locali devono essere definite con procedure concorsuali perché, si pensa, sono le uniche a garantire l'imparzialità del giudizio e la scelta del migliore candidato. Ciò dovrebbe valere anche per la scelta del direttore generale, evidentemente visto come un impiegato pubblico qualsiasi.

Due punti di vista
Questo modo di vedere le cose è spesso frutto di una cultura amministrativa-giuridica astratta, capace di spaccare il capello in quattro sulla correttezza delle procedure, ma cieca di fronte alle finalità del processo di governo locale e sorda rispetto a ogni esigenza non esplicitamente prevista dalle norme. In questa ottica la dirigenza pubblica è di fatto intesa come una corporazione che agisce in primo luogo per i propri interessi. Il pubblico impiego non può essere ridotto a una setta i cui gran sacerdoti sono preposti a concedere l'ingresso solo agli adepti di provata avversità verso obiettivi e risultati, accertata e nobilitata tramite il rito del concorso, svolto mediante procedure che premiano i titoli formali rispetto alle capacità reali.

La dirigenza pubblica è in via di lenta ma inesorabile trasformazione. Si va verso la costituzione di una normale categoria professionale, dotata di saperi specialistici, pronta a rispondere dei suoi risultati al datore di lavoro che passa lo stipendio. Il concetto di "imparzialità di giudizio" va bene se si tratta di distribuire un numero limitato di pacchi dono a un grande numero di bambini tutti egualmente meritevoli. Il lavoro nelle amministrazioni pubbliche non dovrebbe più essere inteso come un regalo da fare a pochi tra i tanti pretendenti. Almeno per i livelli dirigenziali, il lavoro nel pubblico non dovrebbe più essere inteso come il "posto" per la vita, ma come una occasione tra le altre per applicare conoscenze professionali di utilità pubblica.

La separazione dei ruoli
Nel secondo filone di pensiero, si osserva che i rappresentanti delle amministrazioni locali sono, in genere, concordi nel separare il loro ruolo di indirizzo dai compiti gestionali affidati ai dirigenti e al direttore generale, per cui gli amministratori non hanno più formalmente alcuna responsabilità gestionale sui singoli progetti. In questa situazione, uno degli strumenti operativi per attuare le scelte politiche diventa la nomina diretta (senza alcun concorso) del direttore generale, la scelta di nuovi dirigenti e l'influenza sugli avanzamenti di carriera di quelli già in servizio. In quest'ottica, l'inamovibilità dei dirigenti è vista come una delle ragioni principali dell'inefficienza di un ente locale.
In nessuno dei due casi emerge la domanda forse più rilevante: per la popolazione di un dato comune: qual è la differenza se emerge una tesi piuttosto che l'altra? Il metro di giudizio per le scelte di fondo di una amministrazione non può che essere la fonte stessa del potere che gli amministratori locali esercitano (esercitano, non posseggono). Tale fonte è la legittimazione popolare. Occorre quindi stabilire quale sia l'impatto positivo o negativo sui cittadini di una o dell'altra forma di organizzazione del governo locale.

L'inamovibilità dei dirigenti può essere garanzia di autonomia di giudizio e di maggiore impegno, se comprende anche sanzioni e incentivi. Questi ultimi devono essere erogati anno per anno, in rapporto alla attuazione del programma dell'amministrazione esplicitato nel PEG, negli obiettivi dei piani di settore, in coerenza con l'eventuale piano strategico del territorio in cui è inserito l'ente locale in questione.

Servire al meglio i cittadini
L'oggetto dell'attenzione non deve essere una preoccupazione interna alla struttura (che cosa è meglio per gli impiegati, dirigenti e amministratore generale), quanto sapere se i cittadini sono meglio serviti in un modo o nell'altro. La divisione di ruolo tra amministratori eletti e dirigenza degli enti locali è un passo in avanti verso un governo locale più rispondente alle domande dei cittadini tramite una azione amministrativa orientata dai risultati del processo, laddove i "risultati" sono giudicati per quanto possibile con il metro esterno dell'utente finale e non con quello interno del dipendente pubblico.

Procedure … e risultati
L'azione amministrativa deve quindi cessare di essere guidata dalla correttezza formale delle procedure, ma questo è solo il primo passo. Contano i risultati, ovvero gli esiti finali per gli utenti finali del processo di governo locale. La separazione dei ruoli tra amministratori e dirigenti è utile a questo processo, così come la scelta diretta del direttore generale da parte del sindaco. Gli amministratori si possono così concentrare sulla definizione delle politiche da seguire per meglio rispondere ai cittadini, mentre i dirigenti hanno tutta l'autonomia e la responsabilità per attuare al meglio i progetti che traducono in pratica le politiche. Per ottenere più risultati e più equità nell'accesso ai benefici prodotti, occorre il coinvolgimento di tutte le persone che entrano nei processi decisionali e nella catena di realizzazione dei progetti. Serve anche il richiamo costante agli obiettivi iniziali dei progetti condivisi. Tutte cose impossibili da farsi se le amministrazioni (intese come l'insieme dei dipendenti, dirigenti e membri della giunta e del consiglio comunale), non si liberano ogni giorno di una certa tradizione amministrativa che riduce l'esercizio del governo locale all'applicazione passiva delle norme.

Gastone Ave - Ricercatore di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università di Ferrara.

Iniziati i lavori allo storico teatro
Teatro De Micheli
Il restauro restituirà alla città un importante luogo di cultura

(prima parte)



La riapertura del Teatro De Micheli

teatro1_.gif (22077 byte) La decisione del Comune di Copparo di ristrutturare e riaprire il Teatro De Micheli è un fatto di straordinaria importanza per la città, per i copparesi e per la comunità del territorio dell'ex Mandamento.
Il restauro e la riattivazione del teatro, infatti, restituiranno lustro urbanistico e architettonico alla città, ma soprattutto doneranno all'intera cittadinanza un "luogo", che diventerà un simbolo riconoscibile di identità e appartenenza culturale.
Teatro significa incontro, confronto, aggregazione, scambio, ospitalità: tutti elementi che contribuiscono alla crescita civile, sociale e culturale di una comunità e che troveranno finalmente una casa nell'edificio che affaccia sulla Piazza del Popolo.
Con le sue programmazioni, il teatro pubblico di Copparo andrà ad arricchire il variegato panorama teatrale regionale, favorendo un'equilibrata distribuzione dell'offerta di spettacolo sul territorio e partecipando ad un auspicabile aumento del numero degli spettatori. Infine costituirà un rilevante fattore di sviluppo economico del territorio, che lo renderà maggiormente competitivo sul piano regionale.
L'Associazione Teatrale Emilia Romagna esprime grande soddisfazione per l'impegno che l'Amministrazione copparese sta dimostrando in questa importante operazione ed è lieta di annoverarla tra i suoi soci storici.
Maurizio Roi, Presidente dell'Associazione Teatrale Emilia Romagna



teatro3_.gif (22660 byte) Il teatro De Micheli, il nostro teatro cittadino, riapre i battenti. Per il momento all'impresa edile, la cooperativa Cles di Stienta (Rovigo), incaricata della ristrutturazione, ma da lì si deve cominciare perché fra circa due anni il teatro possa ritornare a ospitare spettacoli e iniziative quanto mai importanti e vitali per la qualità della vita di una città e di chi la abita.
Nei tre numeri di quest'anno di "Copparo" racconteremo a puntate un po' di cose del "De Micheli", la storia innanzi tutto, le vecchie foto del teatro com'era, qualche curiosità. Poi alcune indicazioni sul progetto realizzato dall'architetto Ettore Vio, "proto" della Basilica di San Marco a Venezia, ovvero l'architetto responsabile della manutenzione del più importante monumento di Venezia.

La storia
di Angela Pampolini


Il "politeama" De Micheli nacque per iniziativa privata all'inizio del Novecento.
Nel 1908 Enrico De Micheli acquistò una porzione di suolo pubblico sulla piazza Vittorio Emanuele II°, sulla quale edificò la propria abitazione con annessa sala teatrale, dotata di galleria sostenuta da colonne interamente di legno e platea libera, con panche sistemabili all'occorrenza.
La realizzazione della "piccola sala" veniva a colmare l'assenza, più volte lamentata sui giornali dell'epoca, di un ambiente idoneo a diversi generi di spettacolo, ponendosi fin dalle origini come istituzione privilegiata per esaudire la crescente domanda culturale e ricreativa tanto della comunità copparese quanto delle zone limitrofe, da sempre carenti di strutture teatrali.
L'inaugurazione ufficiale del politeama De Micheli avvenne il 22 maggio 1909 con il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, all'insegna della più accreditata tradizione musicale dell'Ottocento italiano.

Il repertorio offerto dal teatro, spaziando dall'opera al cinema, alle recite comico-dialettali ferraresi (talvolta parafrasi dialettali di commedie goldoniane), a spettacoli di varietà e di beneficenza era, fin dal primo decennio, vario e multiforme.
Più volte significativamente documentato nell'attività del teatro anche Oreste Marchesi, il versatile poeta musicista pittore copparese.
La sala divenne tra l'altro luogo istituzionalmente delegato ad ospitare funzioni pubbliche e di rappresentanza dell'Amministrazione Comunale, nonché luogo a disposizione delle autorità politiche locali.
Nel 1921, tuttavia, non doveva essere in buone condizioni se "Il Resto del Carlino della Sera" alla data del 31 dicembre recitava: "… Il teatro De Micheli costituito da una sala disadorna e ridotta in quest'ultimo tempo in pessimo stato, non può considerarsi luogo adatto per qualche spettacolo, sia pure modesto …".
A causa della seria precarietà della struttura, nel 1923 il proprietario intraprese con decisione un vero e proprio rifacimento, che portò il teatro alla configurazione attuale.
Autore del progetto fu l'ingegnere ferrarese Mario Chinarelli, che ricopriva il ruolo di ingegnere capo presso il Comune di Copparo; il progetto originale, visibilmente modificato durante la realizzazione, è stato esposto alla mostra sul Teatro De Micheli organizzata nel Settembre Copparese del 2000.

La trasformazione della sala fu accolta con favore sia dalla commissione di vigilanza sui teatri, sia dalla locale Amministrazione. Nel luglio del 1923 Enrico De Micheli chiese alla stessa Amministrazione Comunale la concessione di un'area di terreno per allargare il palcoscenico, concessione che avvenne senza esitazioni, considerando i vantaggi, "senza alcun aggravio economico per la pubblica Azienda" che la presenza di un teatro moderno significava per Copparo, capoluogo del Mandamento con una popolazione che raggiungeva i 24.000 abitanti circa.
Dal punto di vista architettonico il De Micheli si pone come buon esempio di edilizia teatrale primonovecentesca, con una funzionale distribuzione degli spazi (un ampio palcoscenico lo rende adatto a tutti i tipi di spettacolo) e degli ambienti di servizio. Moderatamente ascrivibile all'area stilistica del liberty, la sua originalità si ravvisa soprattutto nei due ordini di balconate con andamento ad U e nell'apparato decorativo degli stucchi che ornano la sala.
La stagione del 1924, tesa a rilanciare il rinnovato teatro, fu davvero eccezionale per quantità di rappresentazioni.
Con la definitiva sistemazione dello stabile, che da allora non ha più subito interventi di rilievo, inizia per il cinema-teatro De Micheli un lungo periodo scandito da stagioni teatrali e cinematografiche regolari.

La chiusura definitiva avvenne, come è noto, nei primi anni Settanta, in seguito alla costruzione del cinema Arcobaleno da parte dello stesso proprietario Arrigo De Micheli.
Già recensito nel catalogo della mostra "Teatri Storici in Emilia Romagna", promossa nel 1982 dall'Istituto per i beni culturali della regione Emilia Romagna, il teatro De Micheli viene acquistato nel 1989 dall'Amministrazione Comunale di Copparo.

Angela Pampolini - docente di storia dell'arte, Liceo Ariosto, Ferrara



Relazione generale architettonica
architetto Ettore Vio - capogruppo


PREMESSA

Il Comune di Copparo ha indetto nell'agosto 2000 un bando di concorso per l'assegnazione dei servizi di progettazione e direzione lavori della ristrutturazione del Teatro ex De Micheli.

1. Il cinema-teatro ex De Micheli è sito nella piazza del Popolo, centro della vita Economica e sociale di tutto il Comune, all'angolo con via Fiorini.
Il fabbricato risulta costruito nel 1923 circa e rimase in attività, alla fine come cinema, fino al 1970, quando le rilevanti spese necessarie per la messa a norma e per le manutenzioni straordinarie necessarie a contrastare il crescente degrado, spinsero la proprietà a chiudere l'esercizio.
L'edificio acquistato recentemente dal Comune è stato vincolato (art. 5 del Decreto Legislativo 490/99) dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di Ravenna come risulta dalla certificazione allegata alla nota prot. n. 10482 del 12/07/2000.
Per impedire l'ulteriore degrado a causa delle infiltrazioni di acque meteoriche, è stato eseguito di recente, un intervento di ristrutturazione di parte del manto di copertura del tetto che non ha determinato modifiche della configurazione originaria delle falde e delle quote di gronda e di colmo.
Il teatro è caratterizzato da platea con due ordini di palchi superiori (ridotto e Barcaccia) ed il palco è dotato di golfo mistico e graticcio di legno per l'impiego delle scenografie.
La platea è contornata ai lati da palchetti sopraelevati di alcuni gradini e i paramenti murari sono arricchiti da decori in stucco tipici dell'epoca e dell'area geografica, facendo parte di una serie di strutture di tale tipo sorte in più parti dell'Emilia Romagna.
Il teatro ha significato per la cittadina di Copparo il riferimento principale dell'attività sociale e culturale di gran parte del XX° secolo.
Compagnie di prosa, avanspettacolo e musicali, nel periodo fra le due guerre e nell'immediato dopoguerra, hanno calcato il suo palcoscenico, fino a quando, in epoca più recente, venne trasformato in cinema.

2. L'intervento di restauro e di ristrutturazione del teatro, costituisce oggi una occasione irripetibile per ridare al centro cittadino, attraverso questo strumento, quella valenza di polo culturale e di aggregazione di cui si sente la necessità.


PROGETTO

Il progetto è improntato al recupero dei valori di base culturale che caratterizzano l'immobile. In particolare oltre all'assetto e alla conformazione della macchina teatrale dei suoi: palco, platea, palchetti laterali, prima e seconda galleria, punta a valorizzare la decorazione che ne nobilita le superfici, i serramenti e tutti gli elementi in qualche modo significativi dell'immobile. Naturalmente il teatro sarà rispondente a tutte le normative in materia di impianti, di sicurezza antincendio, completo delle vie di fuga prescritte. Speciale attenzione verrà posta alla visibilità del palco da tutti i posti a sedere e all'acustica.    (1 - continua)


CARATTERISTICHE GENERALI DISTRIBUTIVE

Le caratteristiche distributive vengono analizzate nei diversi livelli del teatro.
Al piano terra a destra e a sinistra dell'atrio centrale, sono ubicati: a destra la biglietteria e il guardaroba e a sinistra il bar. Quest'ultimo è arredato con mobili progettati all'epoca della realizzazione e tuttora in buono stato di conservazione. Dall'atrio d'ingresso si accede direttamente alla platea.
Sempre dall'ingresso si accede alle due scale che conducono alla prima e alla seconda galleria. La scala ovest collega al primo e al secondo livello direttamente i palchi attraverso un corridoio. Dalla scala si accede anche al ridotto posto a primo piano sopra l'ingresso, e occupa tutta l'ampiezza dei locali a disposizione. La scala est collega i palchi del primo e del secondo livello ed è aperta verso gli uffici, ricavati a secondo piano del corpo a nord.
Nella sistemazione degli spazi di connessione tra scale a primo e secondo Ordine di palchi, si è mantenuto sul lato ovest la dimensione ridotta del Progetto originario, mentre sul lato est si è potuto ampliare il corridoio di Collegamento, rendendolo conforme alle normative. Inoltre si sono ricavati, sia a piano terra che a primo piano e secondo piano, i servizi igienico sanitari per gli spettatori e il personale.


PLATEA

La platea, parzialmente disposta sotto la prima galleria, è stata studiata con la distribuzione dei posti, nel rispetto normativa vigente, per garantire ampi spazi distributivi attorno ai due gruppi di file. Quello a nord è composto da tre file di dodici posti l'una e una da dodici, per un totale di 51 posti e da cinque file da dodici posti per un totale di 60. Quella a sud da otto file di quattordici posti per un totale di 112 e da una fila di 13 posti. Complessivamente in platea saranno ospitati 236 spettatori.
Le due file anteriori e parte della terza sono rimovibili nelle occasioni in cui il teatro viene utilizzato per concerti o per rappresentazioni liriche e si scopre il golfo mistico.
La platea ha come possibilità di uscite sette porte tre sul lato ovest connesse direttamente alle uscite di sicurezza su via Fiorini, una centrale verso nord e l'atrio di ingresso, le altre tre sul lato est collegate pure esse all'atrio di ingresso.
Per il superamento delle barriere architettoniche, gli accessi all'atrio di ingresso alla platea e al corridoio est verso i servizi, compreso quello per disabili, non hanno scalini ma esclusivamente raccordi con pendenze non superiori all'8%. In platea sono ricavati due posti per disabili, in allineamento con le uscite di sicurezza laterali.

PALCHI E GALLERIE

I palchi sono distribuiti su tre livelli, un livello sopraelevato di 68 cm. Rispetto al piano platea. Sono ricavati sul lato ovest 5 palchetti con un accesso di collegamento tra platea e corridoio a mezzo 4 scalini che portano dalla quota platea a quella del palco. I palchi sono raggruppati a due a due e ospitano 8 spettatori per ciascun gruppo. Il quinto palchetto ricavato a ridosso del boccascena, ospita solo 2 spettatori. Complessivamente nel lato ovest trovano posto 18 spettatori. Sul lato est la conformazione dei palchi è identica all'ovest, uguale è pure il numero dei posti , ma manca la suddivisione in due palchetti maggiori. La divisione del caso può essere riproposta.
Complessivamente al piano platea nei palchi vengono ospitati 36 spettatori.
Un secondo livello si ha in corrispondenza del primo piano, in cui le zone "palco" sono suddivise secondo la struttura portante, ma con differenze dovute alle esigenze di sicurezza. Trovano posto a ovest 25 spettatori, mentre a est per il restringimento dei palchi avvenuto per il passaggio alla scala di sicurezza trovano posto 24 persone, complessivamente 49 posti.
Un terzo livello di palchi in corrispondenza del secondo piano, dove non c'è più divisione tra palchi, ma semplicemente una barriera, posta in corrispondenza dei pilastri, che impedisce lo spostamento degli spettatori lungo il parapetto. Le sedie sono disposte in numero uguale sui due lati e sommano in totale a 48.
Le gallerie sono racchiuse nella parte nord del piano primo e secondo. I posti sono distribuiti su più livelli, riveduti rispetto agli attuali in modo da favorire la visibilità.
Al primo piano la galleria ospita 52 spettatori. Complessivamente al primo piano tra palchi e gallerie sono dislocati 101 posti.
Al secondo piano la galleria ospita 75 spettatori. Complessivamente al secondo piano tra palchi e gallerie sono dislocati 123 posti.
In totale nel teatro trovano posto 496 spettatori


PALCOSCENICO

Il palcoscenico con il pavimento in legno, posto su moralli ancorati su cemento armato, viene dotato di tecnologie richieste per l'illuminazione e la movimentazione delle scenografie. Nello studio della visibilità da parte degli spettatori si propone una maggiore sopraelevazione e inclinazione del palco, che viene innalzato rispetto l'attuale, nella parete di fondo di circa 20 cm..

SOTTOPALCO E GOLFO MISTICO

Il sottopalco viene completamente rimaneggiato rispetto l'esistente pur mantenendo la quota di -1,07 m. rispetto allo O del marciapiede. La proposta è di avere un ampio locale di sottopalco di oltre 60 mq. in diretta connessione con il golfo mistico, che rispetto all'attuale assume la caratteristica forma arcuata e che è collegato con il golfo mistico per consentire la movimentazione di musicanti, comparse e altro personale impegnato nelle rappresentazioni, sia nel golfo mistico che nel palco, al quale si può accedere con la scala di sicurezza e servizio posta sul lato ovest. Può essere considerata secondo esigenze da approfondire con i responsabile della gestione teatrale, una zona al centro del palco nella quale il solaio sia realizzato esclusivamente in legno e possa essere movimentato con opportuni meccanismi.
A sud del muro meridionale del camerine sono ricavati 3 locali, uno per centrale elettrica del complesso, quello al centro per locale pompe antincendio e l'altro in confine con il magazzino esistente destinato pure a magazzino, con il quale potrà essere eventualmente collegato pur avendo quote differenti. Per accedere a questi locali è prevista lungo la parete una scaletta di discesa.


CONSOLIDAMENTI
Uno degli aspetti rilevanti del restauro degli edifici storici è dato dal consolidamento dei materiali che li compongono.
Il problema riguarda sia gli aspetti di sostituzione dei materiali deteriorati sia quelli del loro consolidamento quanto possibile. Fin dagli inizi dell'ottocento, la conservazione anche materiali del patrimonio edilizio ereditato, riguardava quasi esclusivamente quelle componenti che avessero carattere di eccezionalità: statue, cornici, rivestimenti marmorei rari, elementi metallici o lignei, contenenti componenti lavorazioni ritenute irripetibili. E' John Ruskin che richiama l'attenzione non sulle componenti del manufatto antico ma sull'intero organismo architettonico considerato nella sua integrità come un fatto compiuto e irripetibili in ci è presente "l'anima" del tempo in cui fu realizzato. Il monumento comprende specifiche tecniche di lavorazione irripetibili modi di progettazione, che sfuggono per gli aspetti particolari, tramandati solo oralmente nella pratica di cantiere e per tutto ciò è degno del rispetto di conservazione. Tuttavia negli anni si è andato mano a mano trasferendo il concetto di organismo architettonico e di irripetibilità della testimonianza costruttiva ad episodi costruttivi di sempre minore rilevanza, riconoscendo nel tessuto stesso della città storica l'elemento connettivo antico sul quale sbocciano e vivono i monumenti di maggior significato.
In sostanza nell'ottocento certi materiali e idee tecniche continuavano ad esistere secondo antiche tradizioni ora anche esse stanno definitivamente scomparendo, se non venissero coltivate in aree esclusivamente rivolte alla conservazione del patrimonio antico. Una volta il dibattito era se convenisse mantenere o sostituire un
pezzo di architettura, oggi il dibattito è ancora lo stesso, ma è rivolto agli aspetti
più comuni della costruzione antica e il tema è divenuto quello come consolidare e
conservare, anziché se del farlo.
Certamente le parti completamente distrutte o irreparabilmente deteriorate, non
possono che venire sostituite. In questo caso la componente progettuale deve essere
nell'insieme moderna, ma rispettosa e sensibile verso la testimonianza antica.
E' un linguaggio del nostro tempo che "dialoga" con il proprio passato
assumendolo come eredità viva nel presente.
Il teatro di Copparo è elemento costitutivo del tessuto minore dell'area centrale della
cittadina, ma è connotato da alcune peculiarità, che lo fanno con evidenza elemento
speciale del tessuto stesso.
Una intelligente progettazione si rileva dalla distribuzione di barcacce, palchi e
gallerie, come pure nei dettagli delle porte e nella decorazione "art decò" della sala
e del boccascena che vivacizzano e testimoniano un recente passato che merita di
essere valorizzato, anche per i breve periodo in cui si sviluppò e per le poco
numerosi esempi rimasti.
Il progetto prevede il consolidamento di strutture lignee della copertura, delle
Strutture metalliche, dei solai misti a voltine di laterizio, il recupero dei serramenti,
per quanto possibile, e della loro ferramenta.
La decorazione in gesso e in legno dipinto è tutta recuperabile.
Il progetto prevede inoltre la verifica puntuale della decorazione con la ricerca
estesa alle superfici intonacate interne ed esterne, di eventuali tracce di decorazione
e di colori utile ad orientare, in accordo con la Soprintendenza, le scelte relative.
Ne dovrebbe risultare un teatro adeguato sotto il profilo normativo, per garantire
servizi e sicurezza oggi ritenuti indispensabili, in cui tuttavia rivivranno i segni di
un passato recente, ma vivo nella memoria della comunità locale.


ATTREZZATURE DI SCENA

Il palco, il sottopalco, i camerini, e il golfo mistico, costituiscono un insieme
Separato e strettamente collegato alla platea, alle barcacce e alle gallerie. Il sistema
scenico vive in funzione della rappresentazione e dotata di propri accessi per
l'arrivo dei materiali e per l'entrata degli attori e di proprie uscite di sicurezza. Il
il sottopalco è costituito da un'ampia sala (oltre 60 mq.) collega direttamente al
golfo mistico e alla scena. Nella sala trovano posto gli orchestrali con i loro
strumenti e le comparse. I quattro camerini sovrapposti collegati tramite scala di
sicurezza direttamente alla scena, sono tutti dotati di servizio igienico sanitario.
La scena è completata al di sopra del boccascena di una "graticcia" in metallo
Recato e forato attraverso al quale si comandano le scenografie, tre per lato, il
fondale e i velari, che impediscono la visione dal basso della graticcia.
L'illuminazione, applicata ad una trave reticolare (americana), sostenuta da
Paranchi motorizzati posti al di sopra della graticcia è realizzata con più proiettori e
Può essere raddoppiata con una seconda trave.
Altri proiettori per l'illuminazione vengono posti nei palchi più vicini al
boccascena.
Al secondo livello delle gallerie, nello spazio in passato utilizzato per cabina di
proiezione cinematografica, viene collocata la regia delle luci.
Una particolare cura è stata posta nell'illuminazione della scala, dei palchi e delle
gallerie, utilizzando prodotti si serie di elevata qualità e "design".

Incubatore per nuove imprese
Uno strumento a sostegno del cambiamento
di Caterina Brancaleoni



Sipro ha realizzato in collaborazione con il Comune di Copparo, grazie ai fondi strutturali Obiettivo 2 1997-1999, il secondo incubatore per nuove imprese sul territorio di Copparo. Il primo, il cosidetto Incubatore Meccanico, è stato frutto di un processo di "Spin Off" (Gemmazione di Impresa) costituito con Berco SpA nel 1996 e che ha portato alla realizzazione di una nuova impresa meccanica, la LMC, tuttora attiva.

Ma che cosa è esattamente un incubatore?
L'incubatore è uno spazio attrezzato che favorisce la nascita e la crescita di nuove imprese attraverso l'erogazione di strutture e servizi a prezzi agevolati, inferiori a quelli di mercato; una sorta di "ambiente protetto" che mira a favorire quei processi di consolidamento di nuove imprese altrimenti molto più difficili da raggiungere, soprattutto in territori dove lo spirito e la cultura all'imprenditorialità sono meno diffusi che nel resto della nostra regione e dove la mortalità di imprese è più frequente.
Attraverso queste strutture quindi si accompagnano, spesso con la collaborazione delle associazioni di categoria e delle Università, i nuovi imprenditori verso un consolidamento graduale delle loro attività di mercato. La collaborazione con soggetti istituzionali consente anche di dare origine ad incubatori tematici (vi si possono insediare imprese di settori specifici pre-identificati) o strettamente collegati ad attività di ricerca tipicamente universitarie (farmaceutica, settori innovativi ecc.).
Questo metodo viene considerato efficace per creare nuovi lavori e nuove attività di produzione e di servizio e si è andato sviluppando all'inizio degli anni '80 negli Stati Uniti, diffondendosi rapidamente in Italia ed in Europa. Oggi si contano a centinaia le esperienze di incubazione di impresa diffuse in tutto il mondo dalle Americhe all'Europa, fino all'Asia.

La rete degli incubatori nella provincia di Ferrara
Il nuovo incubatore di Copparo fa parte di una rete provinciale di incubatori che si sviluppa anche sui territori di Ferrara, Ro Ferrarese e Ostellato per un'offerta complessiva di 6000 metri quadrati coperti.
L'accesso alle strutture è stato regolato in una prima fase da un bando pubblico nazionale aperto a tutte le nuove imprese, costituende o già costituite, con almeno due anni e mezzo di vita, in grado di presentare un piano di impresa valido sia economicamente che finanziariamente, che evidenziasse chiaramente gli obiettivi di crescita dell'impresa nei tre anni successivi all'insediamento. In seguito si è passati alla selezione dei progetti di impresa ed infine è stata redatta una graduatoria che ha sancito chi tra i richiedenti aveva caratteristiche maggiormente rispondenti ai requisiti e quindi priorità nell'accesso alla struttura. Questo processo di selezione è stato completato nel mese di gennaio 2002.
Le nuove imprese insediate rimarranno inserite nell'incubatore per un periodo di tempo definito (normalmente tre anni, rinnovabili previo accordo con il gestore) e successivamente, una volta cresciute e sviluppatesi, dovranno lasciare lo spazio ad altri soggetti che necessitano dello stesso accompagnamento e della stessa assistenza.

La struttura di Copparo
La struttura è situata all'interno della nuova area industriale di via Primicello e propone, oltre agli spazi disponibili per l'attività delle imprese, un centro servizi fruibile in un prossimo futuro anche da aziende produttive o di servizio dell'area copparese.
La struttura, inaugurata a Settembre 2001, offre 12 moduli tra loro diversificati, che vanno dai 33 ai 165 mq, cui è abbinato un centro servizi con spazi dedicati alla reception, all'incontro con i clienti, alla formazione, alla convegnistica, alla consulenza.
La predisposizione di aree attrezzate, come quella di Copparo, può essere una risposta logistica di qualità alle attività emergenti della provincia di Ferrara legate alla cosiddetta "New Economy" ma anche alle più tradizionali lavorazioni artigiane e industriali.
In questa logica di sostegno reale alle nuove imprese si inquadra anche la possibilità di poter usufruire, da parte delle nuove imprese che si insedieranno nella struttura fino al 2006, di incentivi finanziari dell'Unione Europea in relazione ai loro investimenti in macchine e/o attrezzature e più in generale in attività che ne potenzino la capacità competitiva.
Per favorire l'accesso ai finanziamenti, in collaborazione con le Associazioni di categoria, SIPRO presterà i propri servizi di animazione economica e orientamento alle imprese, così come aveva già fatto per le piccole imprese nella prima fase dell'Obiettivo 2, cercando di agevolare le pratiche più innovative, in termini di investimento, rispetto ad un tessuto produttivo fatto ancora nella maggior parte dei casi di imprese artigianali legate ad attività più tradizionali di produzione manifatturiera. L'innovazione di processo e di prodotto è stato uno dei fattori che hanno guidato la progettazione della metà degli spazi dell'incubatore, riservati proprio ad imprese ad alto contenuto tecnologico.

Le imprese dell'incubatore di Copparo
Le tipologie di imprese che hanno fino ad ora fatto domanda per entrare nella struttura sono legate ai settori dell'informatica e delle sue varie applicazioni, dalla grafica all'elettrotecnica, fino a quella della progettazione architettonica.
Inoltre si sta lavorando affinché a fianco di imprese nate da logiche più tradizionali, si aggiungano una o più imprese operanti nel settore delle bonifiche ambientali, frutto di un cosiddetto "Spin-off accademico", cioè la diretta conseguenza di ricerche condotte dentro l'Università da un gruppo di ricercatori che poi trasformano il "know how" accademico in attività di impresa direttamente impiegabili sul territorio.
L'inizio attività delle imprese presso l'incubatore è prevista per il mese di maggio 2002 ed è facile prevedere, visto l'andamento delle richieste per entrare nell'area attrezzata, che entro i primi mesi del 2003 la struttura sarà completamente saturata di presenze.

A chi rivolgersi
Per avere più informazioni sull'incubatore di Copparo e sull'intera rete provinciale, potete contattare:
SIPRO SpA, Dr. Diego Carrara - Ing. Gianluca Bortolotti, Galleria Matteotti, 11 Ferrara
Tel 0532.769073 o Fax 0532769661 o E-mail: info@siprospa.it
SIPRO potrà anche fornire informazioni sugli incentivi previsti dai finanziamenti dell'Unione Europea per l'area Obiettivo 2

Caterina Brancaleoni - Responsabile Servizio Promozione Economica e Territoriale Sipro spa


Coperlibro.jpg (18308 byte)Non è argomento di queste pagine parlare di libri, ma il caso, o meglio l'autore ce ne offrono l'occasione.
Si tratta dell'ultimo lavoro di Patrizio Bianchi, copparese, preside della Facoltà di Economia dell'Università di Ferrara.
Con "La rincorsa frenata - l'industria italiana dall'unità nazionale all'unificazione europea", Bianchi ripercorre la storia dell'industria italiana dalle sue origini ai giorni nostri.
L'eccellente capacità narrativa dell'autore ci porta a ripercorrere un pezzo di Storia d'Italia, sicuramente fondamentale per il nostro Paese.
Nella seconda metà dell'ottocento l'industria europea diventa maggiorenne e l'Italia si presenta in scena in seguito a una rapida unificazione politica che, rispetto ad altre nazioni europee, non è stata sorretta né da una rivoluzione borghese, ne da una rivoluzione industriale.
La costruzione dell'industria italiana venne fin da subito sostenuta dal nuovo stato, protetta e sorretta anche da un sistema bancario pubblico.
L'autore ripercorre poi i diversi periodi, la guerra, il dopoguerra, la creazione dell'Iri, il miracolo di un'Italia che ancora nel 1951 era un paese profondamente agricolo e nel 1961 si risveglia leader industriale. E quindi lo sviluppo, la grande fabbrica, la televisione, l'utilitaria; la contestazione studentesca e operaia, la crisi petrolifera e industriale, ecc. tutti fattori che Bianchi indica come la fine della produzione di massa e l'inizio di un nuovo ciclo di difficile definizione e che solo ora possiamo denominare globalizzazione. Ed eccoci agli anni novanta, anni di profonda crisi politica, ma anche di rilancio europeo.
Siamo arrivati ai giorni nostri, chiude Bianchi, con ancora l'apparato produttivo sempre alla rincorsa, sempre in affanno. E in questa lunga rincorsa sempre frenata dalle debolezze intrinseche di un apparato produttivo cresciuto senza una rivoluzione industriale; di una borghesia affermatasi senza una rivoluzione borghese. Finita l'Iri, privatizzato quasi l'intero sistema bancario pubblico, ci si ritrova a dover riposizionare in mare aperto un'industria che, nonostante tutto, è rimasta governata da assetti proprietari familiari e protetta da gelose reti collusive.
Di fronte al mare aperto, alla globalizzazione, all'allargamento dell'Unione Europea, ecco che si riaccendono vecchie e nuove paure, che ancora una volta frenano lo sviluppo civile del paese.
"Ma - chiude Bianchi - la storia è lunga e al momento ci troviamo solo in un'altra stazione di transito."

PATRIZIO BIANCHI, La rincorsa frenata
il Mulino, 2002 - 340 pagine, 22 euro.


Omaggio al dominatore del Grand Prix d'Amérique
Varenne e Zenzalino

zenza2_.gif (23066 byte) Il Capitano eletto "Cavallo dell'anno", mai prima d'ora un fuoriclasse italiano aveva avuto questo riconoscimento

Apriamo questo primo numero del 2002 con un piccolo omaggio al copparese più famoso del mondo, il grande Varenne.
Verenne, per quei pochi che ancora non lo sanno è nato a Copparo, precisamente all'Allevamento Zenzalino, il 19 Maggio 1995. È stato chiamato Varenne dal nome della strada di Parigi dove ha sede l'Ambasciata Italiana. Il padre è lo stallone americano Waikiki Beach, la madre è la fattrice indigena Ialmaz (scomparsa di recente).
Di seguito riportiamo il curriculum dell'Allevamento, corredato da alcune foto di fattrici e giovani puledri attualmente allevati a Zenzalino.

I campioni e il Capitano
L'Allevamento di Zenzalino nasce nel 1971 con i primi cavalli nati in quell'anno. I cavalli nati all'allevamento dal 1971 al 2001 vincono 100 Gran Premi, e precisamente:

Zelata (1);     Cupolone (73);
Zaid (2);     Italia (76), Mediterraneo (76)
Zelik (1);     Veneto (76)
Zimmerman (4);     Città di Padova (77), Continentale (77), Vittoria (78), Turilli (78)
Zardoz (18);     Criterium Arcoveggio (77), Gran Criterium (77), Veneto (78),
    Città di Padova (79), Firenze (79), Alighieri (79), Triossi (79),
    Città di Cesena (79), Continentale (79), Due Torri (79), Jegher (80),
    Repubblica (80), Jegher (81), Città di Trieste (81), Australia (81),
    Repubblica (82), Città di Trieste (82), Grassi (82)
Zebù (4)    Città di Torino (81), Città di Padova (81), Inverno (81), Fiera (82)
Belmez (4)    Gran Criterium (81), Derby (82), Elwood Medium (82),
    Giovanardi (82)
Bertuz (9)    Inverno (82), Regione Campania (83), Città di Cesena (83),
    Triossi (83), Continentale (83), Presidente Repubblica (83),
    Grassi (84), Repubblica (84), Due Torri (84)
Donatoz (1)    Giovanardi (84)
Darioz (2)    Nazionale (84), Due Torri (86)
Edyz (3)    Trinacria (86), San Paolo (87), Regione Siciliana (87)
Gorez (3)    Cupolone (86), Allevatori (86), Mediterraneo (87)
Marioz (1)    Cupolone (89)
Mirtaz (1)    Criterium Veneto (87)
Robertaz (1)    Criterium Veneto (83)
Ritaz (1)    Criterium dei 5 anni (96)
Uniforz (10)    Italia (97), Città di Napoli (97), Marche (97), Presidente
    Repubblica (98), Continentale (98), Regione Siciliana (99),
    Unire (99), Grassi (99), Orlandi (00), Mirafiori (00)
Vendee (1)    Beatrice (98)
Varenne (41)    Stabile (98), Società Terme (98), Marche (98), Marangoni (98),
    Derby (98), Città di Padova (99), Città di Torino (99), Europa (99)
    Alighieri (99), Firenze (99), Triossi (99), Città di Taranto (99), Città
    Di Cesena (99), Città di Follonica (99), Regione Campania (99),
    Continentale (99), Preis der Besten (99), Nazioni (99), Prix Ariste
    Hemard (99), Prix Roederer (00), Olimpia Travet (00), Lotteria di
    Napoli (00), Giubileo (00), Encat (00-01), Prix d'Amérique (01),
    Locatelli (01), Premio Orlandi (01), Lotteria (01), Elitlopp (01),
    Breader's Crown (01), Campionato del mondo di Montreal (01).
    Gran Gala del Trotto Roma (02), Locatelli (02), Encat (02),
    Gran Prix d'Amérique (02), Grand prix de Vitesse (02).

L'Allevamento di Zenzalino ha vinto 2 Derby (Belmez - Varenne) sogno di ogni allevatore di cavalli. Il prodotto allevato da Zenzalino, di maggior spessore, è certamente Varenne, che vince, ad oggi, 41 Gran Premi, tra cui il Campionato del Mondo, 2 "Grand Prix d'Amérique" a Parigi.
Un cavallo nato in Italia non vinceva il suddetto campionato dal 1947, cioè da ben 54 anni.
Per la prima volta, nella storia, un cavallo italiano è stato eletto "Cavallo dell'anno" negli Stati Uniti.

Grazie all'Allevamento Zenzalino che ha gentilmente fornito questi dati e concesso la ripresa fotografica.

 

 

 
 
 
 

 

 

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