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Redazione
Quadrimestrale del Comune di Copparo
Anno VI numero 1/2005

La salute dipende anche e soprattutto dalle scelte alimentari

Mangiare bene per vivere meglio

L’alimentazione è per tutti gli organismi viventi, un’esigenza primaria che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi lo stimolo più importante nella storia del genere umano, tanto è vero che già in epoca prescientifica il poeta latino Lucrezio nel De rerum natura scriveva: …l’animale prende il cibo per sostenere i suoi organi indeboliti e per rianimare le sue forze di modo che l’alimento, distribuito nelle sue membra e nelle sue vene, vada a placare il desiderio di mangiare…. Lucrezio spiegava in modo molto chiaro con queste semplici parole, alcuni ruoli e meccanismi dell’alimentazione.
Da quel lontano giorno il tema dell’alimentazione è stato trattato in modo poliedrico coinvolgendo settori diversi, da quello storico a quello politico, da quello economico a quello sociale, da quello scientifico a quello culturale.
Oggi, tuttavia, nelle moderne società, ma non solo in queste, il tema dell’alimentazione è vissuto sotto forme diverse e più complesse. Il rapporto con il cibo, infatti, non è dettato solo dall’istinto, ma da un complicato processo in cui interagiscono valenze biologiche e/o nutrizionali, culturali, psicologiche, antropologiche, relazionali ed economiche. L’alimentazione è, dunque, anche una questione sociale.
Il continuo sviluppo delle tecniche di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti, unitamente alle moderne e sempre più approfondite conoscenze scientifiche sulla nutrizione, hanno fatto nascere e continuano a far maturare nei consumatori la coscienza dei legami esistenti fra alimentazione equilibrata e salute, fra scelte alimentari razionali ed economia della famiglia, fra dieta squilibrata e degrado ambientale. Questa coscienza non è sempre così chiara ed evidente per tutti i consumatori, ma si percepisce, sempre più diffusamente, un’aspirazione ad approfondire le conoscenze di queste tematiche.
Si può allora affermare che una sana alimentazione è: a) presupposto fondamentale alla tutela della salute, intesa come raggiungimento della capacità di applicare in pieno benessere tutte le risorse fisiche e psichiche; b) conquista quotidiana, realizzata con la scelta di prodotti alimentari di qualità; c) buon rapporto uomo-cibo-ambiente; d) scelta consapevole.
La dieta è adeguata e/o corretta quando permette un’ampia scelta di alimenti, non è monotona e allo stesso tempo è in grado di soddisfare gusti e desideri dei consumatori senza trascurare le abitudini pregresse, le eventuali avversioni e soprattutto, non solo non arreca danno all’organismo, ma ne migliora l’efficienza e le prestazioni.
Una dieta quantitativamente soddisfacente e qualitativamente equilibrata permette infatti di migliorare l’efficienza psicofisica e la salute dell’individuo. In un regime fisiologicamente equilibrato debbono, quindi, comparire tutte le categorie di alimenti che la natura offre, poiché non esistono alimenti completi, vale a dire in grado di apportare tutti i nutrienti necessari all’organismo, ma ognuno di loro si limita a svolgere una sua ben definita funzione per quanto peculiare e insostituibile.
Gli alimenti possono, infatti, definirsi come organismi o parti di organismi del mondo vegetale o del mondo animale in grado di fornire all’uomo sostanze organiche e inorganiche, necessarie per i processi metabolici cellulari e per garantire il regolare svolgimento delle funzioni essenziali per la vita. Queste sostanze - liberate durante la digestione degli alimenti, assorbite a livello intestinale e utilizzate nei tessuti - prendono il nome di principi nutritivi o nutrienti e sono rappresentate da: proteine, glucidi (carboidrati), lipidi (grassi), vitamine, sali minerali e acqua.
Se quanto riportato è valido per gli adulti è particolarmente importante per i giovani, per i quali si suggerisce una dieta quantitativamente adeguata alle singole esigenze e allo stesso tempo equilibrata. Frequentemente si commette l’errore di uniformare l’alimentazione del giovane a quella degli altri componenti la famiglia, dimenticando che il ragazzo necessita di un apporto di energia e di nutrienti particolare, influenzato dal metabolismo basale, dall’attività fisica, dalla termogenesi indotta dagli alimenti e dall’accrescimento. L’accrescimento non rappresenta un semplice aumento delle dimensioni corporee, ma comporta modificazioni biochimiche a livello della composizione dell’organismo e del metabolismo che si ripercuotono necessariamente sulle esigenze alimentari. È indiscutibile che per un buon accrescimento sia essenziale un’alimentazione razionale.
Un regime alimentare eccessivo e squilibrato, quale è quello che si riscontra in buona parte delle popolazioni occidentali, spesso associato ad una ridotta attività motoria, comporta inevitabilmente l’aumento dell’incidenza e della prevalenza dell’obesità, caratterizzata da un’età di insorgenza sempre più precoce. Una vera e propria epidemia, se si considera che negli Stati Uniti più del 30% degli adulti e il 25% degli adolescenti sono obesi e che circa la metà dell’intera popolazione è in sovrappeso. Anche nel nostro paese la situazione non è incoraggiante, l’obesità infatti occupa il secondo posto dopo il fumo, tra le cause di mortalità evitabili. In Italia, come in tutti gli altri paesi industrializzati, si riscontra un considerevole aumento dei casi di obesità infantile e adolescenziale. Secondo l’Istituto Auxologico Italiano, i ragazzi obesi sono il 10÷12% del totale e quelli in sovrappeso il 30÷35%. La situazione risulta particolarmente allarmante per la fascia di età compresa tra gli otto e gli undici anni: i ragazzi italiani di questa età sono, insieme ai greci e agli spagnoli, tra quelli più ipernutriti d’Europa. Se fino a poco tempo fa l’obesità infantile era considerata un problema, soprattutto per le conseguenze che può provocare in età adulta, oggi ci si preoccupa anche di una serie di patologie infantili legate all’eccesso di peso. Il 5% dei bambini e degli adolescenti obesi è affetto da intolleranza al glucosio, condizione che può condurre al diabete, un’elevata percentuale presenta valori patologici di lipidi ematici, uricemia, marker infiammatori e pressione arteriosa, il 16% inoltre presenta microabuminuria, indice di danno renale e fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Se la cura degli stili di vita è indispensabile per i bambini obesi e/o in sovrappeso, non deve assolutamente essere trascurata la prevenzione, che rimane l’arma più efficace per combattere l’obesità, perché curare si può e si deve, ma è più difficile che prevenire. Per cercare di prevenire le patologie sopra riportate e non solo, è opportuno studiare una dieta in grado di soddisfare le esigenze energetiche e nutrizionali dei ragazzi, ma anche di rispettare, nel limite del possibile, le loro richieste.
Il problema della dieta durante l’accrescimento è estremamente complesso per una serie di motivi che comprendono difficoltà oggettive e soggettive. Senza trascurare che il tipo di malnutrizione (per eccesso o per difetto) che si può instaurare causa modificazioni talvolta irreversibili. Basti pensare ad esempio all’iperalimentazione infantile che successivamente potrà dar luogo a obesità iperplastica dietoresistente o alla iponutrizione come nella malnutrizione calorico-proteica che può ridurre la capacità intellettiva del soggetto.
Durante l’età evolutiva il regime alimentare deve soddisfare sia le esigenze nutrizionali del mantenimento che quelle dell’accrescimento delle varie strutture corporee, tenendo conto dei fattori ambientali, genetici e ormonali. Ogni ragazzo ha il suo ritmo di crescita, la sua evoluzione, ciò significa che non tutti hanno gli stessi bisogni energetici e materiali e la medesima rapidità di crescita. Dal punto di vista energetico si riscontrano soggetti spreconi, e altri economi come del resto fra gli adulti. Vi sono differenze morfologiche e comportamentali strettamente correlate alla persona, all’età o all’umore del momento, che vanno tenuti nella massima considerazione per evitare che l’ora del consumo dei pasti, soprattutto per i più giovani, diventi un dramma familiare, un conflitto genitore-figlio che può provocare problemi psicologici ben più gravi. Il giovane deve poter consumare i pasti in un clima di intimità, in un ambiente tranquillo e sereno dove regna un’atmosfera priva di fretta e di apprensione. Il regime alimentare dei ragazzi dovrebbe essere formato da piatti semplici, ma variati, preparati con cura usando alimenti a elevato valore nutritivo e di buona digeribilità, non solo per rendere la dieta più appetibile e ben accetta, ma soprattutto per abituarli a fare uso di tutti gli alimenti, senza esclusioni ingiustificate.
È opinione generale che i giovani devono consumare un numero superiore di pasti rispetto agli adulti. Questo trova una prima giustificazione nel fatto che i bisogni nutritivi del ragazzo sono proporzionalmente più elevati. Pertanto è opportuno soddisfarli evitando di ingombrare lo stomaco con pasti abbondanti, che lo costringerebbero a una laboriosa digestione. Inoltre essendo il dispendio energetico del ragazzo maggiore di quello dell’adulto è consigliabile ripristinare con una certa frequenza il materiale ossidato somministrando alimenti più frequentemente. Alla luce di quanto sopra esposto sarebbe raccomandabile frazionare la dieta giornaliera in cinque pasti, da identificarsi con la prima colazione, il pranzo, la cena e due merende, una antimeridiana e una pomeridiana.
La prima colazione dovrebbe coprire almeno il 15% delle calorie giornaliere, meglio se il 20%, sostanzialmente per due ordini di motivi: evitare da un lato di appesantire eccessivamente il pranzo e la cena e dall’altro un lungo digiuno, di almeno 17÷18 ore, tra il pasto serale e quello successivo del mezzogiorno. È opportuno sottolineare che tale pasto è di primaria importanza, soprattutto per i ragazzi, e deve quindi avere la stessa dignità delle altre due occasioni di consumo, anche se è quantitativamente meno consistente. Durante il riposo notturno infatti l’organismo umano utilizza quasi per intero l’energia fornita con il pasto serale. Pertanto al risveglio dopo un lungo digiuno, vi è la necessita di introdurre energia e nutrienti per soddisfare le richieste necessarie a fronteggiare la nuova giornata. Il mancato consumo della colazione provoca nella prima mezz’ora del mattino un rapido abbassamento della glicemia che causa stanchezza e scarsa concentrazione.
La prima colazione non deve mai essere consumata velocemente, magari in piedi sulla porta di casa, peggio ancora al bar, ma come per gli altri pasti cosiddetti principali, bisognerebbe dedicarvi più tempo dell’usuale e possibilmente dovrebbe vedere tutta la famiglia riunita attorno al tavolo opportunamente apparecchiato. Questo pasto quindi non deve essere considerato una semplice occasione di consumo, ma deve rappresentare un momento di socializzazione, il cui significato, soprattutto all’esordio di una nuova giornata, supera quello attinente alla sfera somatica. Il consumo di una prima colazione troppo scarsa, o peggio ancora la sua esclusione, fa sì che molto spesso il ragazzo non riesca a trovare negli altri pasti quei principi nutritivi i cui bisogni sono eccezionalmente elevati soprattutto durante l’accrescimento.
Alle merende, sia del mattino che del pomeriggio, si attribuisce un’importanza marginale dal punto di vista quantitativo, ma non da quello qualitativo, infatti esse non devono essere considerate un pasto aggiuntivo, bensì devono rappresentare un’opportuna integrazione nell’ambito dei consumi giornalieri consigliati. Ognuna di loro non deve discostarsi troppo dal 5% delle calorie totali raccomandate, deve quindi rappresentare un piccolo pasto che non sazi troppo, da consumarsi concedendosi un momento di pausa e di rilassamento. La merenda deve precedere il pranzo e/o la cena di almeno due ore e deve servire per arrivarvi meno affamati, ma allo stesso tempo senza togliere l’appetito.
Detratto il 15 o il 20% relativo alla prima colazione e un 10% per le due merende giornaliere, la restante quota energetica va ripartita tra i due pasti rimanenti in maniera diversa secondo le abitudini. Al pasto di mezzogiorno si attribuisce un valore calorico percentuale leggermente più alto (40%) di quello del pasto serale (35%). Questa ripartizione tiene conto del fatto che, sebbene in questi ultimi anni si tenda a privilegiare la cena, per la maggior parte della popolazione ferrarese, ma anche di quella italiana, quando la situazione lo consente, il pranzo rappresenta ancora il pasto principale. Senza dimenticare che per buona parte dell’anno la maggioranza dei bambini consuma tale pasto a scuola, dove la ristorazione ha anche o, quantomeno dovrebbe avere anche finalità educative. Il pranzo consumato a scuola, infatti, non deve limitarsi a sostituire quello familiare, ma deve piuttosto correggerne e integrarne, laddove necessario, gli eventuali squilibri. Il pranzo e la cena dovrebbero comprendere almeno due portate (primo e secondo, quest’ultimo a sua volta, costituito da pietanza e contorno), meglio sarebbe tre (frutta), che si succedono le une alle altre e nelle quali i diversi alimenti si integrano vicendevolmente in modo da consentire un’alimentazione equilibrata e completa. Consumare primo e secondo sia a pranzo che a cena è possibile, non significa automaticamente superare le razioni consigliate di energia e nutrienti, l’importante è preparare porzioni ridotte, cioè adeguate alle richieste fisiologiche dei ragazzi. Se poi, per consuetudine familiare, non si consuma il primo piatto a cena è consigliabile e sufficiente aumentare leggermente la razione di pane.
Possiamo quindi concludere affermando che il modo più semplice e sicuro di garantire l’adeguato apporto di tutti i nutrienti è di variare il più possibile la scelta degli alimenti. Un simile comportamento non solo significa evitare il pericolo di eventuali squilibri nutrizionali, ma anche soddisfare maggiormente i propri gusti combattendo la monotonia. Senza dimenticare che variare sistematicamente e in maniera razionale la scelta degli alimenti concorre a diminuire l’ingestione ripetuta e continuativa di eventuali sostanze estranee e/o di composti antinutrizionali naturalmente presenti negli alimenti. A lungo andare, l’ingestione di queste sostanze può risultare tossica per l’organismo e non si può escludere che possa concorrere all’insorgenza di gravi malattie quali, ad esempio, i tumori. La diversificazione delle scelte alimentari attenua anche questi rischi potenziali, garantendo una maggiore protezione dello stato di salute favorendo un adeguato apporto di sostanze naturali che svolgono una funzione protettiva per l’organismo, come ad esempio le sostanze antiossidanti largamente presenti negli alimenti vegetali.

di Edgardo Canducci.


Anteprima sulle serate dell’estate

Bruno Lauzi, Gene Gnocchi e la sua rockband tra gli ospiti della rassegna

Prenderà il via il 21 luglio prossimo l’appuntamento con Musichedestate, ormai classica manifestazione estiva di piazza del Popolo.
Gli appuntamenti di questa edizione saranno come sempre all’insegna del divertimento, della buona musica e dello stare piacevolmente sulla nostra bella piazza.
Diamo alcune ghiotte anticipazioni sul calendario delle serate. Cominciamo con Bruno Lauzi, che sarà a Copparo martedi 26 luglio. Lauzi è noto al grande pubblico principalmente per la sua attività di cantautore, è tuttavia anche un raffinato jazzista, anzi un vero e proprio cultore del jazz con una particolare “predisposizione” per lo swing. Citiamo dal sito internet di Lauzi: “Lo Swing è per me il richiamo della foresta, il ballo dell’orso, l’attrazione primordiale, il ricordo di un’adolescenza passata sognando con Luigi Tenco un improbabile sbarco a New York (che è di strada per andare a Holliwood) per soccorrere agli amici Gershwin, Porter e Rodgers, che erano sicuramente assetati di idee nuove e soprattutto di nuovi entusiasmi”.
A Musichedestate Lauzi presenta brani del suo ultimo lavoro dal titolo “NOSTALJAZZ”, disco registrao per l’etichetta Blue Tower, nella sede del Jazz Club Ferrara: una carrellata di standard americani e di originals del grande cantautore.
Con lui, il suo quartetto preferito, Riccardo Biseo, al pianoforte e agli arrangiamenti, Gianni Sanjust al clarino, Giorgio Rosciglione al contrabbasso e Geg “Gejazz” Munari alla batteria e altri tre ospiti d’eccezione, Renato Sellani (in “My Romance” e “The nearness of you”), Gianni Basso (in “I could write a book”, “One for my baby” e “Gone with the wind”) e Barbara Casini (in “The nearness of you”).
Venerdi 29 luglio sul palco di Musichedestate suonerà la Caravan Petrol Band. Proporranno brani di Duke Ellington e Louis Armstrong, Horace Silver, Perez Prado, Stevie Wonder, non mancheranno l’intramontabile musica di Renato Carosone e Fred Buscaglione.
Musichedestate 2005 chiuderà il sipario domenica 7 agosto con l’evento musicale dell’anno Gene Gnocchi e la sua rock band nello spettadolo “The legend Is Back”, concerto rock’n roll demenziale. Una rockstar torna sulle scene con il suo gruppo per quello che, nelle sue intenzioni, dovrebbe essere un grande concerto celebrativo. La celebrazione però si trasforma ben presto in un calvario: problemi audio, insubordinazione dei musicisti, giornalisti della stampa estera che lo mettono alla berlina, il traduttore che lo ridicolizza e il pubblico che gli contesta le scelte artistiche. Va da se che la rockstar si trova nella donchisciottesca situazione di trasformare la celebrazione nel tentativo di arginare un disastro, che è poi il disastro della sua condizione, quella di un principiante assoluto, che piega la propria arte nell’uso del momento!
Sul palco Gene Gnocchi è nelle doppie vesti di attore e cantante, con alle sue spalle una autentica e magistrale Rock band.
Un grande spettacolo di vera musica rock e un esilarante performance comica, “per la prima volta insieme”.
Appuntamento sotto il grande palco di MUSICHEDESTATE.

Ogni cittadino di Copparo produce in media 1,54 kg di rifiuti al giorno
Cosa si può fare per ridurre lo spreco di risorse

Produrre meno rifiuti, una questione di scelte

È opinione comune che la produzione di rifiuti sia indice di aumento dei consumi e dunque di benessere economico. In realtà i dati degli ultimi anni mostrano che, a fronte di una diffusa percezione di crisi, i rifiuti continuano ad aumentare, anche se il tasso di crescita non è paragonabile a quelli che hanno caratterizzato gli ultimi decenni.
Negli anni ’50 gli italiani producevano circa un quarto dei rifiuti prodotti mediamente oggi. Nel 1995, quando è nata AREA, a Copparo il dato medio si attestava sui 395 Kg a testa circa, che sono diventati 561 nel 2004.
Numeri che derivano in buona misura dai mutamenti socio-economici e degli stili di vita. A partire dalla tendenza allo spostamento della popolazione dalla campagna alla città, che ha comportato nel tempo la perdita dell’abitudine al riuso dei materiali, e allo smaltimento autonomo degli scarti organici. Contemporaneamente, le regole dettate dal sistema industriale e commerciale hanno determinato la produzione di merci sempre meno durevoli nel tempo così da aumentare la ciclicità delle vendite, fino all’invenzione dell’usa e getta, che oggi caratterizza gran parte degli oggetti di uso quotidiano.
Infine i ritmi quotidiani frenetici favoriscono l’abitudine a fare la spesa nei supermercati, dove la merce è di norma preconfezionata e -talvolta inspiegabilmente- “troppo” imballata. Le tendenze demografiche (sempre più single e nuclei familiari composti da poche persone) comportano infine un sempre maggiore utilizzo di cibi in porzioni mono-dose.
Così, nonostante i consumi alimentari si siano mantenuti sostanzialmente stabili, nell’ultimo ventennio sul totale dei rifiuti domestici la percentuale di rifiuti organici (scarti di cibo) si è abbassata notevolmente, mentre è aumentata a dismisura quella degli imballaggi (carta, plastica e metalli).
Oggi la consapevolezza dell’eccesso di rifiuti è ormai diffusa e si comincia finalmente ad avviare alcune azioni mirate a ridurne la produzione. Per esempio a livello istituzionale si inizia a sostenere gli acquisti di beni contrassegnati da marchi ecologici (come Ecolabel) e prodotti da aziende aderenti a schemi di gestione ecocompatibile (Emas). Per ora si tratta in gran parte di azioni che riguardano direttamente l’industria e la distribuzione, chiamati a prendere decisioni chiave rispetto alla progettazione, all’uso dei materiali, alla composizione e alla vendita dei prodotti. Eppure un ruolo importantissimo è giocato dai consumatori, che attraverso le proprie scelte, preferendo un prodotto ad un altro, possono influire sul mercato e dunque sugli stessi produttori.
Ecco perché è importante la crescita di una cultura diffusa che permetta di riconoscere gli sprechi e di evitarli, a partire dalla spesa, perché la dimensione o la gradevolezza dell’imballaggio non sono sempre proporzionali alla qualità del prodotto. E l’apparente comodità di una confezione usa-e-getta a lungo andare si paga, oltre che nella tariffa dei rifiuti, anche attraverso gli effetti di quello che è un problema ben più grave, cioè il progressivo impoverimento delle risorse naturali.

La spesa “intelligente”
Alcuni consigli per acquistare meno rifiuti -
-Privilegiare i prodotti confezionati con imballaggi ridotti: per esempio cercando di acquistare frutta e verdura sfuse, dentro semplici sacchetti; anche i salumi, le carni e i formaggi è preferibile prenderli al banco, avvolti solo nella carta alimentare, evitando quelli preconfezionati nella vaschetta di plastica o polistirolo. In generale è buona prassi escludere le confezioni composte di più materiali, come la tipica vaschetta in polistirolo con fascetta in cartone e cellophan, o le merendine confezionate singolarmente, presentate dentro una scatola di cartone, chiusa a sua volta in uno strato di plastica!
- Limitare l’acquisto di alimenti in porzioni monodose, almeno per prodotti a lunga scadenza - Evitare l’uso di piatti, bicchieri, posate ed altri prodotti “usa e getta”
- Scegliere imballaggi riutilizzabili o almeno facilmente riciclabili: ad esempio per il latte, il vino, i succhi di frutta sono preferibili vasetti e bottiglie in vetro anziché confezioni in plastica o in tetrapak
- Usare per la spesa un sacchetto o una borsa resistenti, tali da poter essere riutilizzati ed evitare così lo spreco di sacchetti in plastica
- Schiacciare o compattare gli imballaggi nel momento in cui vengono separati nei vari contenitori di casa: in questo modo non si diminuisce il peso dei rifiuti ma si riduce il volume, permettendo una migliore gestione della raccolta differenziata sia nella propria abitazione sia nei cassonetti stradali.

A CURA
DELL’UFFICIO COMUNICAZIONE DI AREA SPA

Lo studio riguarda i sei Comuni dell’Associazione

Progetto Energia Locale

Pubblichiamo uno stralcio della ricerca condotta da Raffaele Jacoel e Raffaele Polesinanti per conto dell’Associazione dei Comuni del copparese. Jacoel e Polesinanti sono due ingegneri esperti di energia, ambiente e trattamento acque.
Questa ricerca ha un forte contenuto innovativo, in quanto fino ad oggi, nel nostro Paese, non sono state compiute procedure analoghe, rivolte allo stesso obiettivo.
Il Progetto Energia Locale ha lo scopo di dimostrare che si può ragionare a livello locale per risolvere in maniera stabile e sostenibile i problemi energetici ed ambientali del territorio. Tale lavoro non ha quindi il solo scopo di produrre uno studio fine a sé stesso sui fabbisogni energetici del territorio, ma di fornire uno strumento valido agli Amministratori locali per decidere sul futuro dei loro comuni.
Determinante è, nella scelta delle tecnologie, la distribuzione geografica delle varie tipologie di utenza e la distribuzione geografica delle fonti disponibili. Due sono i punti da mettere a fuoco: 1) individuare come si distribuisce nel territorio la domanda delle varie forme di Energia e come si collocano nel tempo i picchi ricorrenti della domanda; 2) analizzare le risorse disponibili in termini quantitativi e logistici, dovendo tenere in debita considerazione l’incidenza del trasporto sui costi di qualsiasi iniziativa di produzione di Energia.
In altre parole vuol dire - procedere ad una quantificazione dei fabbisogni energetici del territorio,
- valutare la concentrazione territoriale e l’andamento temporale dei consumi nell’arco stagionale,
- censire le fonti rinnovabili esistenti nel territorio o dislocate a distanze economicamente non penalizzanti.
Per cui la sequenza del Progetto prevede le seguenti fasi:
- Individuazione dei fabbisogni energetici.
- Individuazione delle fonti disponibili.
- Progetto di Sistema. - Realizzazione delle infrastrutture.
Consumi elettrici nell’associazione dei sei Comuni del copparese
I consumi di energia elettrica dei sei Comuni del Copparese sono in forte.
Il consumo di energia elettrica registrato in Agricoltura (24,73%), in parte dovuto alla anomala siccità dell’estate 2003, è soprattutto conseguenza della tendenza ad allacciare alla rete elettrica i sistemi di irrigazione dei frutteti, coltivazione generalmente in crescita nel territorio (è in diminuzione, quando possibile, l’uso dei trattori per l’alimentazione delle pompe d’irrigazione). Inoltre le culture intensive comportano aumenti dei consumi energetici legati a serre e frigoconservazione.
Nel settore domestico e nel terziario l’aumento dei consumi, peraltro molto più contenuto, (rispettivamente 5,22% e 3,94%) sembra principalmente dovuto all’aumento della domanda di refrigerazione. Il settore industriale che registra i minori incrementi nel periodo (1,22%) è però in crescita significativa nel 2004 e nelle previsioni per il 2005.
Molto interessante confrontare i dati di figura 1 con quelli della provincia di Ferrara di figura 2. Come si nota i consumi industriali hanno nei sei comuni un peso relativo ben più elevato rispetto alla media della provincia.
Consumi termici nella Associazione dei sei Comuni del Copparese
Sono presi in esame i consumi di energia termica, i nostri comuni sono fortemente metanizzati. Gli altri combustibili sono presenti, ma in quote piccole o trascurabili.
1)
I combustibili principali sono: gas naturale e GPL.
Gli altri sono: gasolio, olio combustibile e legna da ardere.
Gli usi di gas e GPL sono i seguenti: riscaldamento; essiccatoi (impianti stagionali, alcuni impianti vengono piombati in novembre, alla fine della stagione, e rialimentati in luglio); forni industriali; fonderie; trattamenti termici.
Per quanto riguarda il riscaldamento la tipologia dei consumi è diversa da quella dei centri urbani. A Ferrara città, per esempio, il consumo annuo medio per utenza è di 1.800 mc, mentre sale a 2.000 mc nel nostro territorio per la maggior presenza di case singole.
Conclusioni
Nel 2003 il consumo totale di energia elettrica nel territorio dell’Associazione dei sei comuni è stato di 255.321 MWh, il fabbisogno massimo teorico di potenza elettrica è stato di 91,163 MW e il consumo totale di energia termica è stato di 539.219 MWh.
Nell’immediato il settore industriale è destinato ad aumentare i propri fabbisogni di potenza in modo significativo.
Gli utenti industriali, in particolare, la cui influenza sui consumi e’ preponderante (quasi il 70 % del totale), hanno esigenze diverse in funzione delle caratteristiche delle loro attività (turni di lavoro, ripetitività, stagionalità, ecc.)
Ne consegue che il fabbisogno di Potenza Elettrica potrebbe essere notevolmente più basso del valore sopra indicato, pur mantenendo lo stesso valore di Energia Elettrica assorbita nel territorio, qualora si provvedesse ad una maggiore ottimizzazione dell’utenza. Fatto che potrà essere regolamentato nei casi di emergenza.
L’efficienza delle centrali termoelettriche italiane è compresa fra circa il 34% degli impianti tradizionali fino a un massimo di 55% per gli impianti a gas a ciclo combinato (che rappresentano ancora una potenza molto esigua in confronto a quella totale esistente).
Questo vuol dire che, facendo un conto molto grossolano, un impianto che producesse tutta l’energia elettrica necessaria al territorio dei sei comuni genererebbe anche, come sottoprodotto, una quantità di energia termica equivalente più o meno a quella necessaria.
Breve nota degli autori
Oggi, 16 Febbraio 2005 entra in vigore il protocollo di Kyoto e noi consegniamo il primo capitolo del “Progetto Energia Locale”. Vogliamo sottolineare la coincidenza simbolica che non è né la prima né l’unica di questa vicenda.
La ricerca è stata realizzata anche grazie alla disponibilità dei comuni di Berra, Copparo, Formignana, Jolanda di Savoia, Ro e Tresigallo, AREA, ENEL, GRTN, AGEA, BUTANGAS, CNA e tutte le aziende interpellate nel territorio che con la loro disponbilità, hanno reso possibile la realizzazione di questo studio.

1) Si sono considerati i principali combustibili utilizzati nel territorio e trasformati per comodità di calcolo in metri cubi equivalenti di Gas Naturale (metano). I valori ottenuti, per ciascun Comune, sono stati poi convertiti in kWh, per rendere immediato il confronto con i dati relativi ai consumi elettrici. Le caratteristiche del gas distribuito sono simili a quelle del metano, ma dipendono dalla provenienza. In realtà si tratta di gas naturale e non propriamente di metano. Il potere calorifico del metano è 8.500 kcal/mc. Il potere calorifico del gas naturale distribuito è inferiore. Nei nostri conti abbiamo utilizzato il valore di 8.250 kcal/mc

 

 
 
 
 

 

 



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