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Quadrimestrale del Comune di Copparo
Anno III numero 2/2002

Il problema delle discariche abusive e il territorio

Questa è casa nostra?

discarica Mentre anche nel nostro Comune si discute di sviluppo sostenibile del territorio serve l’impegno di tutti per risolvere questo esempio di inciviltà

Ci sembra che il problema delle discariche abusive e improvvisate, e più in generale il problema del vivere bene nel nostro territorio possa diventare argomento da prima pagina di questo numero del nostro giornale.

Lo spunto ci viene dato, e lo vediamo nella foto, dalla famosissima discarica di Via Alta, sulla strada che porta a Jolanda di Savoia.

In questa pagina abbiamo ospitato di volta in volta personaggi copparesi illustri e argomenti importanti, ricordiamo ad esempio la bella storia narrataci da don Aldo Viti, o nel primo numero di quest’anno il grande campione Varenne. Ma non si può sempre parlare di cose belle, gradevoli e gratificanti; di cose che inorgoglioscono gli abitanti della nostra città. Occorre anche parlare, rendere noto che ci sono episodi e individui che con i loro piccoli gesti di inciviltà contribuiscono a non far crescere lo sviluppo del territorio.

Sembrerebbe esagerato, quasi propagandistico legare questi "piccoli episodi" allo sviluppo territoriale. Eppure se non c’è consapevolezza non c’è sviluppo. Questa utopica Delta 7 di cui parla Pasquale Persico in altra parte del giornale, questa associazione dei sei comuni che mettono assieme i loro punti di forza e anche i loro dubbi, per realizzare l’utopica settima città, non si realizzeranno mai per volontà superiore, non prenderanno vita solo perché se ne parla nelle aule universitarie, ma si svilupperanno e avranno seguito solo se chi vive in questi territori sarà conspevole e svilupperà una sua identità.

Quale identità, in cosa si riconosce la persona che getta pneumatici da automobile sul territorio pubblico (ricordo che pubblico vuol dire di tutti - cioè tutti lo possono usare e tutti ne pagano la cura e la manutenziione). Qual’è il senso di "comunità" che ha un individuo che per pulire la sua casa o la sua cantina, non esita a sporcare il bene di tutti e magari se ne vanta?

Si potrebbe pensare: – no non siamo noi –, individui di altre zone, nottetempo caricano il baule della loro auto e vengono a Copparo a scaricare i loro rifiuti. Purtroppo sembra che non sia così, dalle persone "pizzicate" mentre compivano il gesto dalla nostra Polizia Municipale e giustamente multate, risulta invece che siano individui che vivono sul territorio. In questi casi il termine "vivono" è puramente inteso nel senso più banale del termine. Vivere in un territorio possiede significati più ampi e più alti. Le persone di cui stiamo parlando non hanno certamente consapevolezza del grande valore che la comunità, ogni comunità possiede per definizione. Il pensiero che questi hanno nel momento in cui gettano i rifiuti è unicamente quello di pulire il loro piccolo spazio privato. Che volete che siano quattro pneumatici vecchi, un frigorifero (con freon) un televisore rotto, una credenza decrepita, un mucchio di calcinacci e vecchie pietre, rami secchi e erba falciata proveniente da un bel giardino, water, lavandini, e così via… gettati in un piccolo angolo di un immenso territorio. A parte il proliferare di insetti, topi e bisce in un simile ambiente, occorre capire che il problema non si risolve recintando l’area in questione, i solerti vandali ne troverebbero un’altra nelle vicinanze. Il problema si risolve con il coinvolgimento di tutti noi a "farci i fatti nostri", consapevoli che se qualcuno inquina sono sicuramente "fatti nostri".


a cura di Area Spa

Informazioni utili per un corretto smaltimento dei nostri rifiuti.

Il servizio è gratuito, impariamo ad usarlo.

Elettrodomestici, materassi, vecchi divani, grossi rami, scatoloni, damigiane. Questi ed altri sono i rifiuti che spesso popolano piazzole e cigli di strade, o fanno da cornice ai cassonetti, fungendo da arredo non proprio urbano ad aree che di certo non sono nate con la vocazione di discariche a cielo aperto.

Una pessima abitudine, quella di abbandonare i rifiuti. Per arginare questo problema, che attanaglia tutti i Comuni, AREA spa ha istituito da tempo una serie di servizi rivolti a cittadini e attività commerciali.

Ecco un breve riepilogo dei principali servizi, che vanno richiesti tutti allo 0532-870295, oppure attraverso il sito www.areacopparo.it

Rifiuti ingombranti • Servizio Gratuito a domicilio

Si tratta di oggetti di grandi dimensioni che non possono essere gettati nei cassonetti stradali, come tv, computer, frigoriferi, lavatrici, cucine, stufe, materassi, mobili, finestre, porte, sanitari, termosifoni, bombole, pallets, ed altri.

È attivo un servizio gratuito di ritiro a domicilio, su chiamata allo 0532-870295. L’operatore risponde il mattino dalle 8.30 alle 12.30.

Il servizio automatico funziona invece 24 ore su 24: basta seguire le istruzioni, lasciando il proprio nominativo, numero di telefono e descrizione dei rifiuti di cui ci si deve liberare. Si verrà richiamati il prima possibile per fissare l’appuntamento per il ritiro. Nel giorno stabilito i rifiuti ingombranti dovranno essere collocati fuori dalla porta, possibilmente su suolo pubblico, e gli operatori AREA passeranno a ritirarli.

Sfalci e potature

I resti della manutenzione del giardino, se prodotti in piccole quantità possono essere raccolti in normali sacchetti e gettati, ben chiusi, nei cassonetti FORSU (grigi con coperchio marrone).

Se prodotti in quantità considerevoli, devono essere portati nelle apposite navette dislocate in alcuni punti del territorio.

È attivo anche un servizio di raccolta del verde a domicilio. Nelle frazioni e località in cui non sono presenti le navette (Brazzolo, Fossalta, Sabbioncelllo S. Pietro, Sabbioncello S. Vittore, Ponte S. Pietro) il servizio è gratuito, mentre dove le navette esistono il servizio costa euro 36,20 (Lit. 70.093) a viaggio + IVA (euro 56,80 per quantità superiori a 20 mc).

Cartone da imballaggio • Servizio Gratuito

Per le attività commerciali è attivo un servizio gratuito di ritiro del cartone. Gli scatoloni devono essere piegati e conservati a cura degli stessi negozi fino al momento del ritiro, che avviene una volta alla settimana. L’utilizzo di questo servizio da parte delle attività commerciali consente di ridurre le quantità di cartone conferito nei cassonetti fucsia – Raccolta multimateriale –, lasciando così più spazio disponibile per gli altri cittadini.

 

Iniziati i lavori allo storico teatro

Teatro De Micheli

Il restauro restituirà alla città un importante luogo di cultura

(seconda parte)

Le proposte teatrali negli ultimi trent’anni

Le Origini

All’inizio degli anni settanta, Anna Proclemer ebbe a dichiarare, "sono andata a recitare perfino a Copparo".

È proprio agli inizi di quegl’anni infatti che risale, sull’ondata del decentramento culturale portata dal ’68, l’inizio di una proposta di stagione teatrale.

Chi era giovane in quegli anni non può non ricordare i primi spettacoli di Giorgio Gaber, l’incontro con un autore come Bertold Brecht attraverso un grande interprete come Tino Buazzelli, gli spettacoli sperimentali del gruppo della Rocca e i più anziani ricorderanno certamente interpreti come Mario Scaccia, e l’affascinante Alberto Lupo, uno dei primi volti celebri della televisione.

Dopo cinque edizioni la stagione teatrale fu interrotta. Le politiche di decentramento si stavano affievolendo, ma soprattutto si stava affermando un nuovo modo di fare teatro, che portava il teatro in luoghi non istituzionali, come ad esempio le piazze. Era il momento dell’affermarsi di un movimento teatrale nuovo: il Terzo Teatro.

Il Festival del Teatro in Piazza

Nel 1979 l’Amministrazione Comunale con la collaborazione del Teatro Nucleo di Ferrara propone il festival del Teatro in Piazza.

La città è invasa da centinaia di teatranti che trovano ospitalità in scuole, palestre e che danno vita ad attività laboratoriali, parate, spettacoli serali lungo le strade.

Il Teatro Nucleo, riesce, nell’arco di due edizioni, a far crescere il Festival fino a portarlo a competere con successo (1981 e 1982) con il più celebre festival di Santarcangelo.

Chi può scordare le spericolate incursioni di Leo Bassì e i poetici giochi di prestigio del Mago Bustric, le ricche parate della banda Osiris e della Banda Roselle, i formidabili trampolieri del Teatro Tascabile, Cesar Brie e i giovanissimi del Teatro delle Albe, il Teatro Daggide con un memorabile "UBU roi"?

Dopo la quarta edizione, al culmine di un vasto successo di pubblico e di critica, l’esperienza viene completamente interrotta, siamo nel 1983. Questa esperienza lascia solo un bel ricordo in molti copparesi ed in tanti operatori teatrali, che ha ormai vent’anni di distanza ricordano con nostalgia e rimpianto quelle quattro edizioni di fuoco del Festival.

Un Modello Teatrale Organico

Nel 1986, si rilancia il teatro a Copparo. L’idea di fondo è quella di affiancare alla riproposta di una Stagione di Prosa per adulti, una rassegna di teatro per i bambini e ragazzi, in collaborazione con i docenti delle scuole elementari e medie del territorio distrettuale. Tale progetto prende forma concreta nella stagione 1987/88. Si utilizza per la Stagione di Prosa il Teatro Astra (privato), affiancato per il teatro ragazzi dalla Sala Torre, una sala polivalente capace di circa 120 posti, utilizzata per spettacoli che hanno un allestimento agile.

La Stagione di Prosa

Il 31 Marzo 1988 viene ripresa, con il fattivo interessamento dell’Assessore alla Cultura Ugo Coluccia, la Stagione di Prosa del Comune di Copparo sul palcoscenico del Teatro Astra con la commedia brillante di Alan Ayckbourn "Camere da letto", trecentosettantotto spettatori paganti sono per questo inizio un buon segnale. In realtà questa prima edizione è una mini stagione (sono programmati solo tre spettacoli). Al termine di questa breve rassegna che presentava "La bella e la bestia" di J. Cocteau nell’interpretazione della coppia Pambieri e Tanzi, e "La città morta" di D’Annunzio con Alida Valli e Giulio Brogi, si era delineato anche un profilo sicuro delle stagioni successive: un’alternanza di testi classici e brillanti con attori di fama, e in grado di esprimere una solida professionalità.

La Stagione di Prosa 1989 segna un successo straordinario di pubblico, con una media di 700 spettatori a recita e con 548 abbonati. Per quattro edizioni, fino cioè al 1992, la Stagione di prosa mantiene le sue caratteristiche principali, alternando spettacoli classici e commedie brillanti. Valeria Moriconi, Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice, Carlo Giuffrè, Valeria Valeri, Corrado Abbati e la sua Giovane Compagnia di Operette, sono solo alcuni dei nomi di artisti che hanno calcato le scene a Copparo.

Dal 1993 al 1999 esplode l’operetta tanto che in un crescendo di pubblico si arriva nella stagione del 1998 a programmare un cartellone con al suo interno ben tre operette.

Nel 1998 e 1999 si avvertono però segnali di crisi, cresce lo sbigliettamento serale, ma gli abbonati calano in modo vistoso, siamo a quota 253, quasi dimezzati rispetto all’edizione 1989. Una analisi attenta del mercato e della identità del pubblico copparese fa capire che vi è la necessità di andare verso un ricambio generazionale tra il pubblico; provare cioè a portare a teatro il pubblico dei ventenni e trentenni.

Il 2000 è l’anno della svolta, alle classiche compagnie di giro, Pambieri/Tanzi, Giordana/Monti, Paola Gassman/Ugo Pagliai, Valeria Valeri, Flavio Bucci, Paolo Ferrari, ecc. che propongono testi classici o commedie brillanti, subentra una schiera di artisti, spesso one-man-show, che hanno impatto su un pubblico più giovane sostenuto anche da una presenza televisiva di notevole livello come Francesco Paolantoni, Lella Costa, Alessandro Bergonzoni, Gene Gnocchi, Paolo Rossi. L’idea è di proporre personaggi noti al pubblico giovanile, soprattutto per la frequentazione del piccolo schermo, ma che abbiano proposte di spettacoli teatralmente solidi e di buona fattura. Contemporaneamente la direzione artistica presenta ogni anno autori, registi ed attori di teatro di grande spessore culturale come Marco Paolini, Moni Ovadia, Marco Baliani. A giudicare dai dati della stagione 2000 e dall’andamento della stagione 2001 il cambiamento nella costruzione del cartellone ha dato i frutti sperati. Il Teatro vede nelle sere di programmazione facce nuove, un pubblico di ventenni e trentenni come prima non si era mai visto e i dati di presenze confermano questo rilancio.

Leggendo i dati di quattordici anni di attività teatrale, si nota che si sono sfiorate le cinquantamila presenze.

Interni del Teatro

La fase delle opere di demolizione Palco.gif (33966 byte)interna è quasi completata, a breve partiranno gli interventi di consolidamento strutturale. Le immagini ci mostrano sin da ora le potenzialità e la bellezza di questo piccolo gioiello, che presto sarà a disposizione della città.

 

 


Intervista a Carlo  Blasi

Ecologia e Qualità Urbana

Dagli equilibri ambientali all’importanza dell’agricoltura

di Pasquale Persico

 Nell’ambito del progetto "Sei Comuni, ventisei piazze un’utopia realizzabile", ho intervistato il prof. Carlo Blasi, ecologo, presidente della Società Botanica Italiana e direttore del Centro di Eccellenza dell’Università di Roma sulla Biodiversità.

Carlo Blasi è venuto nel territorio copparese e ha visitato Copparo, Berra, Ro, Jolanda, Tresigallo e Formignana. Prima della sua visita gli ho fatto l’intervista che leggerete di seguito.

D: Come economista sento l’esigenza di un confronto continuo sui temi dell’ecologia con le competenze capaci di riorientare scelte importanti come quelle che io ritengo necessarie nel territorio copparese, come quelle del rilancio forte dei temi dell’agricoltura e dell’industria, a dispetto delle tendenze che considerano il settore primario e secondario deboli come motori dello sviluppo sostenibile. Qual’è, allora, una buona partenza prima di parlare di industria da integrare ed agricoltura forte e sostenibile?

R: Negli ultimi decenni la pianificazione economica ed industriale ha trascurato, forse volutamente, la conoscenza dei caratteri fisici e biologici del territorio. Far partire un piano di sviluppo dopo aver riscoperto, in termini climatici, litologici, geomorfologici, i caratteri sistemici della componente ambientale, evidenziandone potenzialità, vocazioni e rischi, è un grande passo di civiltà.

D: C’è spazio per queste sei cittadine di preservare la qualità della vita e tentare una nuova avventura industriale e agroindustriale, differente dalla via Emilia, ma ugualmente contemporanea e competitiva? Vi è la possibilità di consumare meno territorio, di non zonizzare lo stesso, separando le funzioni, industria, agricoltura, abitazione commercio, e voglia di urbanità?

R: L’ecologo e la progettazione ambientale possono dare un contributo importante ad una pianificazione che metta sullo stesso piano qualità della vita e sviluppo, valutando la piena efficienza dei sistemi ecologici in relazione alla piena efficienza dei sistemi produttivi. L’ecologia studia i "sistemi complessi" ed in particolare l’ecologia vegetale (con l’ingegneria ambientale) offre strumenti di progettazione e di intervento nel campo della mitigazione degli impatti e della riqualificazione dei sistemi degradati. Raggiungere un accordo sui comportamenti per avere un piano territoriale basato sulla efficienza funzionale e strutturale della rete ecologica territoriale è il presupposto strutturale per il mantenimento di un buon livello di qualità ambientale.

D: Vi è poi il tema sanitario, in questo territorio si sperimenta un modello organizzativo di medicina di comunità originale, spesso alle colture come il riso, la canapa, o alla stessa industrializzazione sono state attribuite colpe sulla inospitalità dei luoghi in senso ambientale e sanitario. Queste trasformazioni invece hanno, spesso, offerto opportunità di ricambio e rinnovamento sociale che hanno consentito percorsi di risalita sui temi del diritto alla salute e alla crescita sociale e civile. Lei come pensa si possa cucire il tema della salute con quello ambientale senza cadere nei tradizionali luoghi comuni?

R: Il tema della salute supera, ovviamente, la realtà Copparese, sebbene le sperimentazioni in atto possano contribuire a formulare nuovi scenari di riferimento. È evidente che nella logica complessa ed integrata della progettazione ambientale l’individuazione del Potenziale ambientale, in termini di "Vocazioni e rischi" comporta la conoscenza dei rischi per la salute dell’uomo, orientando risorse importanti sui temi della prevenzione e della cura.

D: Una domanda finale prima di riaprire l’intervista dopo la sua visita al territorio della Città Moltiplicata, la città da fondare come processo di integrazione territoriale del Copparese; ma qual è per un ecologo la qualità ambientale e la qualità urbana, che per molti sono punti di forza e di competitività del territorio?

R: La qualità ambientale di un territorio non è un elemento contingente visibile, ma un carattere funzionale e culturale. Si tratta di guardare alle relazioni tra cicli delle risorse naturali e cicli produttivi e di dare giudizi sulle alterazioni degli equilibri ambientali. Un buon indicatore può essere quello di domandare ai cittadini informazioni sulla vegetazione potenziale. Molto interessante è il collegamento con l’agricoltura e la cultura della cura degli spazi in quanto si tratta di attività che pur modificando profondamente i caratteri paesaggistici possono non modificare la resilienza dei sistemi ambientali, cioè la capacità di riequilibrio della rete ecologica in termini di beni e servizi della qualità ambientale.

D: Dopo la visita ai comuni del Copparese.
Professore, quali indicazioni generali e quali approfondimenti suggerisce per orientare le attività di formazione di un piano di sviluppo che riparta dai temi dell’identità intesa come nuova progettualità da mettere in campo?

R: La visita è stata interssantissima per un ecologo, vi sono sfide contemporanee intriganti e difficili; il territorio ha perso memoria. L’ identità è anche fatta di radici e queste appaiono lontane in termini di potenziale ambientale. Gli incontri avuti suggeriscono che i temi dell’integrazione industriale possono trovare spazi enormi di riposizionamento ambientale, questa è una ricerca interessantissima per l’ecologia. Nel parlare con rappresentanti dell’agricoltura ho avuto l’opportunità di cogliere valenze e disponibilità impensabili; vi è la possibilità di disporre dell’1% del territorio agricolo per sperimentare percorsi di risalita in termini di resilienza, ad esempio la perdita di biodiversità, da 900 a 300 specie, segnala la necessità di avere delle aree di risalita. Un progetto di rete ecologica basato su progetti pilota significativi come quello di un Bosco di 1000 ettari diffuso ed orientato alla conservazione delle specie endogene oramai perdute, consentirebbe una riappropriazione in termini di identità dei temi dell’ecologia e dello star bene perché riconosce al sistema territoriale una capacità espressiva che apre scenari informativi impensabili. Vi sarebbe, inoltre la possibilità di migliorare la qualità del paesaggio e dell’accoglienza, questa diventa còlta, consapevole e fertile.

D: Lei Tornerà?

R: All’università di Ferrara vi sono esperti di grande valore internazionale, occorre coinvolgere istituzioni locali accanto a quelle esterne per avere una crescita complessiva, di consapevolezza diffusa nella società civile ed istituzionale perché l’ecologia sia presto scienza viva, capace di riconoscere il valore scientifico della soggettività della Natura.

Pasquale Persico - professore di Economia, Università di Salerno

Architettura Bioecologica

Una nuova etica del costruire e dell’abitare

di Siegfried Camana

 

L'Architettura Bioecologica costituisce oggi una risposta allo stato di progressivo degrado e distruzione dell'ambiente che ci ospita

L'Architettura Bioecologica non è un settore, una parte in qualche modo specialistica dell'Architettura. In realtà, nella nostra lettura, il suffisso "bio" si riferisce, in modo molto ampio, alla auspicata presenza di "vita" in un architettura, ormai ritenuta per diversi aspetti e da diversi punti di vista e soprattutto in Italia, sempre più morente. Quindi un'Architettura fatta per la vita, un'Architettura in grado di creare "case" e quindi "città" intese come organismi viventi. Il termine "ecologico" rappresenta invece l'esplicitazione della volontà che l'Architettura crei luoghi che sappiano rapportarsi in modo equilibrato con l'ambiente in cui si inseriscono e che necessariamente trasformano.

Pensiamo l'Architettura Bioecologica come una radicale rilettura, una sorta di rifondazione dell'Architettura stessa che prende origine da un vasto campo di ricerche fortemente interdisciplinari e interconnesse. Questo termine è quindi giustificato, ancora oggi, dalla necessità di rendere riconoscibile e individuabile, anche al prezzo di qualche equivoco, un percorso di ricerca tecnica e culturale ancora acerbo ma non è ovviamente per nulla rappresentativo della complessità delle interazioni messe in gioco quando si pensa ad una Architettura fatta per la vita.

Si potrebbe allora parlare, forse più propriamente, di Architettura Olistica o più concretamente e più efficacemente di Architettura Naturale (nell'accezione di conforme alla natura secondo natura) e, speriamo presto, semplicemente di Architettura.

Troppo pochi tra coloro che si occupano di Architettura oggi in Italia sono sfiorati dal dubbio che all'origine della generale grave crisi dell'Architettura stia proprio il fatto che ormai troppo pochi mettono al centro del proprio percorso di ricerca culturale, professionale, tecnologica, progettuale la consapevolezza di lavorare per l'uomo e per la sua salute psicofisica, di trasformare l'ambiente per favorire il riprodursi della vita, di operare per l'equilibrio dei rapporti sociali. L'architettura è ormai solo autorappresentativa nel migliore dei casi, rappresentativa della sua subalternità al mercato e al potere nel peggiore.

È decisivo quindi riportare al centro delle riflessioni di chi vorrà affrontare il percorso dell'Architettura Bioecologica il rapporto tra l'Architettura stessa e la vita, pensata come scenario di relazioni complesse ma riconducibili a semplici principi ed in questo senso adottata come chiave di lettura di un'attività umana, quella di pensare la trasformazione del territorio per la costruzione dei luoghi dell'abitare, connaturata all'esistenza dell'uomo, per questo "naturale", e sempre strettamente legata alla sua storia e alle sue vicissitudini.

Arch. Siegfried Camana
Presidente A.N.A.B. Associazione Nazionale Architettura Bioecologica

 Il prototipo della Casa Ecologica

Gioiellino della bioedilizia realizzato all’IIPLE di Bologna nell’ambito dei progetti "Bologna 2000"

di Cinzia Meldoli

La costruzione è una struttura sperimentale, dove materiali e tecniche sono costantemente monitorati per mettere a punto un sistema bioecologicamente caratterizzato e allo stesso tempo idoneo per molteplici interventi, anche nel recupero di edifici già esistenti.

CasaEco.gif (22407 byte)I progettisti coordinati da AICAB (Associazione Intersettoriale Cultori Architettura Bioecologica), in particolare dal Presidente Luisa Ballotta, hanno considerato il corpo preesistente come il nucleo principale da cui partire e i due pioppi "Italica" prospicienti a sud come il segno naturale che avrebbe fortemente caratterizzato la distribuzione planimetrica. Tramite un corpo di collegamento che si va ad insinuare tra i due pioppi, si accede dal nucleo principale, pitturato con una tecnica di velatura, meglio nota a livello internazionale come "lazure", al vano completamente vetrato a sud che è parte integrante del sistema di riscaldamento invernale e di raffrescamento estivo. L'interazione della luce diretta e luce riflessa, con la superficie trattata a "lazure", crea un colore luminoso e radiante che riempie tutto lo spazio e le vernici contengono tutte materie prime naturali.

Lo zoccolo di fondazione esistente è stato impiegato come base per la realizzazione di un solaio aerato, posizionandovi dei muretti a "labirinto", grazie ai quali l’aria che accede dalle bocchette di ventilazione si trova obbligatoriamente a percorrere tutta la zona sottostante il fabbricato ottimizzando la sua distribuzione.

Non mancano sul fronte sud due giardini pensili la cui umidità è regolata dall’acqua piovana che, raccolta dalla copertura inclinata del volume principale, è convogliata nella prima cisterna interrata e da qui, a bassa velocità (a goccia a goccia), accede al giardino pensile e poi alla seconda cisterna interrata, da qui sarà prelevata e analizzata dalla AUSL di Bologna per verificarne l’utilizzo domestico.

Cinzia Meldoli Architetto
Studio di Architettura e Urbanistica

 

 

 
 
 
 

 

 

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