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Presidente, colleghi consiglieri, cittadini, come
ogni anno, mentre ci si appresta ad approvare il bilancio,
anche quest’anno è uscito il rapporto annuale dell’ISTAT.
Il Paese viene descritto, come sempre, partendo dal
dato demografico come principale indicatore: “aumentiamo
ma siamo nati altrove, invecchiamo ma ci sentiamo meglio,
crediamo nella famiglia…”. La rappresentazione che
ne esce presenta i tratti peculiari evidenti di una
popolazione in trasformazione, frutto dell’allungamento
dei tempi di vita, del nuovo modo di percepire i bisogni,
dei confini all’interno dei quali ci si muove.
Il processo di trasformazione in atto sicuramente
ha diversi elementi non ancora definiti con precisione,
soprattutto per quanto riguarda il fenomeno migratorio,
ma i tratti evolutivi più forti sono quelli che per
il nostro territorio si immaginavano da tempo. Da questi
si è partiti nelle scelte di questa Amministrazione,
nella consapevolezza però che, nelle trasformazioni
sociali, i comportamenti individuali e dei gruppi si
modificano secondo dinamiche che dipendono solo parzialmente
dalle politiche pubbliche.
Le comunità sono sistemi complessi, aperti all’esterno,
dinamici e di dimensione variabile e, se è vero che
la politica è ”l’arte di governare le città”, il compito
che ci spetta è quello di cercare di mantenere un equilibrio
armonico tra le sue componenti, cercando di comprendere
i rischi che il cambiamento può determinare e di guidare
la trasformazione, evitando di farsi cogliere impreparati.
La stessa relazione indica nei processi di trasformazione
demografica, la variabilità dei pesi dei diversi componenti,
nei rapporti tra le diverse categorie di bisogni, i
principali focolai di rischiosità per la stabilità del
sistema.
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